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Chiusura di bar, pub e ristoranti alle 24 e lo stop della vendita delle bevande da asporto alle 21 tra gli interventi annunciati

“Non ci sono le condizioni per nessun lockdown nazionale per nessun territorio”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Il governo mette a punto le misure che confluiranno nel nuovo Dpcm confermando la linea più volte ribadita negli ultimi giorni dal premier Giuseppe Conte: non ci sarà un nuovo lockdown nazionale, ma una serie di interventi “mirati e progressivi” per fermare la crescita dei contagi.

Tra le possibili misure: quarantena scende a 10 giorni, con i positivi che dovranno fare un unico tampone per ‘uscire’ dall’isolamento, mentre arriva il via libera ai test rapidi per i contatti stretti; mascherine che vanno utilizzate anche per l’attività motoria all’aperto, dunque per camminare ma non per fare jogging e footing, che rientrano invece nell’attività sportiva. E aumenta il ricorso allo smart working nella Pubblica amministrazione: dall’attuale 50% potrebbe arrivare al 60-70%.

Il pacchetto da approvare entro il 15 ottobre, data in cui scade l’attuale decreto in vigore, è finito sul tavolo del Comitato tecnico scientifico in una riunione urgente convocata dal ministro della Salute Roberto Speranza proprio per confrontarsi con gli scienziati e gli esperti e per definire meglio gli interventi. A partire da come potenziare il sistema di testing visto che ormai da giorni si registrano in molte città difficoltà per l’effettuazione dei tamponi. Si è dunque deciso di abbassare il periodo di quarantena da due settimane a 10 giorni e i positivi, per uscire dall’isolamento, non avranno più bisogno del doppio tampone negativo ma ne basterà uno. Sarà una circolare del direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza a chiarire le modalità.

Sul tavolo del governo ci sono però ancora diversi nodi, oltre ad una serie di interventi già annunciati nei giorni scorsi: da quelli per frenare la movida – la chiusura di bar, pub e ristoranti alle 24 e lo stop della vendita delle bevande da asporto alle 21 per evitare che si consumi cibo in piedi fuori dai locali – allo stop agli eventi di massa e agli sport amatoriali di contatto come il calcetto fino all’ampliamento dello smart working, per ridurre non solo le occasioni di contatto ma anche gli spostamenti. L’idea iniziale era di portarlo al 70% dall’attuale 50% dopo che a settembre era iniziato il rientro in sede dei dipendenti pubblici, ma secondo alcune fonti di governo l’ultima ipotesi è di attestarlo al 60%.

Non ci sarebbe invece ancora la quadra su una possibile ulteriore limitazione della partecipazione del pubblico agli eventi sportivi, a partire da quelli in stadi e palazzetti, e agli spettacoli aperti al pubblico in teatri, cinema e sale da concerto. La norma attualmente in vigore consente la presenza di mille persone all’aperto e di 200 al chiuso e l’idea era quella di dimezzare questi numeri.

Per quanto concerne, infine, le mascherine il ministero ha precisato che sono esentati dall’obbligo di utilizzo all’aperto “solo coloro che abbiano in corso l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione: “jogging e footing, insomma, potranno continuare a svolgersi senza obbligo di mascherina”, anche svolti a livello amatoriale, perché sono “riconducibili all’attività sportiva”. L’obbligo scatta invece per chi fa una passeggiata.