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Ce.s.co.t. Liguria: corso obbligatorio di aggiornamento per assistenti alla poltrona

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Aperte le iscrizioni al corso online per Assistente di Studio Odontoiatrico

In base alla deliberazione n.228 del 19/07/2019 dell’A.li.sa. (Azienda Ligure Sanitaria della Regione Liguria), per il nuovo profilo ASO, Assistente di Studio Odontoiatrico, ufficialmente riconosciuto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Minisitri del 9 febbraio 2018, è previsto lo svolgimento di un corso obbligatorio di aggiornamento annuale della durata di 10 ore.
Il Ce.s.co.t. di Imperia ogni anno organizza questo corso.

Quest’anno le lezioni si terranno interamente online, visto il perdurare della situazione legata al virus covid-19.
Alla fine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione a tutti coloro che avranno frequentato il monte ore previsto, che permette di adempiere all’obbligo normativo.

Ce.s.co.t. invita gli interessati a prenotarsi sollecitamente presso gli uffici del settore formazione di via Bonfante 29 ad Imperia, chiamandoci allo 0183/720040 (interno 4) oppure al 335/5994976 o inviando una mail a cescotimperia1@gmail.com.

Le mani della mafia su benzine e gasoli, Assorem: è il fallimento delle politiche fiscali e normative degli ultimi anni

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Occorrono controlli centralizzati e selettivi

Il quadro che emerge dalla conferenza stampa congiunta delle procure di Roma, Napoli, Catanzaro e Reggio Calabria sugli intrecci tra mafia e prodotti petroliferi è inquietante.

Per Assorem Confesercenti, Associazione reti energetiche per la mobilità, l’inchiesta delle procure certifica un vero e proprio salto criminale a quella che fino ad oggi per gli addetti ai lavori era stato solo una questione di illegalità diffusa. I magistrati hanno svelato- stando alle notizie apparse sulla stampa- che oggi siamo di fronte ad un vero e proprio apparato criminale articolato tra clan camorristici/ndranghetisti, rete distributiva, sistemi logistici anche raffinati, intermediazione professionale, collegamenti internazionali.

Non solo dunque piccoli proprietari di impianti che si arrangiavano per competere nel mercato, rifornendosi più o meno consapevolmente in evasione Iva e forse accise, ma importatori di prodotti pronti all’immissione sul mercato, titolari della filiera della logistica, passando per lo stoccaggio e i depositi, con un insieme di competenze che denota l’integrazione della filiera mafiosa nel settore dei carburanti tanto diffusa quanto radicata da far immaginare non solo un legame di acquisto vendita costante di prodotti di ma di integrazione funzionale della rete finalizzata alla sistematica infiltrazione nella rete. I provvedimenti cautelari per associazione di tipo mafioso, riciclaggio e frode fiscale sui prodotti petroliferi conferma il quadro devastante che esce dalle indagini tuttora in corso.

È un dato che la curva dell’illegalità sia cresciuta di pari passo con il diffondersi di depositi e reti, sino a toccare 240 marchi. L’auspicio è che le indagini vadano avanti ed evitino che la criminalità possa intercettare i finanziamenti del recovery fund, per la conversione elettrica dei punti vendita, essendo anche gli unici a potersi permettere investimenti milionari.

Da tempo – conclude Assorem Confesercenti – reclamiamo interventi mirati della politica sul punto. Occorrono controlli centralizzati e selettivi con la creazione di un pool investigativo specializzato nelle frodi carburanti. Il vero punto di criticità sono frontiere, depositi punti vendita sospetti.

Confesercenti Liguria, Anva: al via le domande per il contributo regionale agli ambulanti

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Il Presidente Rossi: “Misura importante, ringraziamo la Regione anche per l’allargamento della platea dei beneficiari”

Aprirà giovedì 15 aprile il bando della Regione Liguria che, nell’ambito delle misure di sostegno messe in campo per l’emergenza Covid-19, prevede un contributo di mille euro per ciascuna delle imprese del commercio su aree pubbliche.

«È un sostegno molto atteso dalla categoria – dice Giulio Rossi, presidente regionale Anva Confesercenti –, sia per i fieristi, che in molti casi non lavorano da un anno, sia per gli operatori dei mercati che, nel 2020, hanno perso mediamente oltre trenta settimane di lavoro».

«Ringraziamo l’assessore Benveduti, gli uffici della Regione e Filse per il lavoro di semplificazione delle modalità di presentazione della domanda e per avere accolto, in corso d’opera, la richiesta presentata da Anva di allargare la platea dei beneficiari, introducendo requisiti diversi da quelli inizialmente previsti, che consentiranno equamente l’accesso a molti più operatori».

Il Direttore Checcaglini lascia la guida di Confesercenti Arezzo

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Il Direttore Checcaglini: “Sono dispiaciuto che l’annuncio del mio addio coincida con l’emergenza ancora in corso, lascio comunque l’associazione in buone mani. Il personale è competente e motivato e continuerà a rimanere a fianco delle imprese come ha sempre fatto e persino trovando nuovi stimoli”

Mario Checcaglini conclude la sua esperienza professionale di direttore di Confesercenti Arezzo. In occasione della prossima assemblea elettiva, quindi alla fine di questo mese, il direttore Checcaglini, lascerà l’incarico rassegnando le dimissioni e concludendo un percorso professionale lungo 35 anni.
Entrato in Confesercenti nel 1986, Checcaglini, ne ha preso le redini a partire dal 1991 rimanendo alla guida per trent’anni. Adesso, ha maturato la decisione di uscire dall’organico dell’associazione di categoria. Nelle prossime settimane sarà convocata l’assemblea elettiva per rinnovare gli organismi e in quell’occasione ci sarà il cambio al vertice dell’associazione di categoria di via Fiorentina.
Il direttore Mario Checcaglini ha deciso di ritirarsi a vita privata prima della scadenza naturale che sarebbe stata fra un anno. “Esco prima di andare in pensione” annuncia il direttore Mario Checcaglini. Una scelta responsabile e ponderata.

“Avrei preferito” commenta il direttore Mario Checcaglini “andarmene in un momento in cui avevamo la certezza di aver superato completamente il periodo di restrizioni per le imprese dovute alla pandemia. Non ci siamo ancora, ma oramai i più ci dicono che alla fine del mese ci sarà la svolta e le imprese di tutti i settori torneranno finalmente a riaprire e le persone, seppur con prudenza, potranno tornare a frequentare commercio e ristorazione. Tutti noi abbiamo un forte bisogno di tornare alla normalità e di una vita di relazioni sociali fatta anche di acquisti. Perciò da un lato sono dispiaciuto, continua, che l’annuncio del mio addio coincida con l’emergenza ancora in corso ma dall’altro ho la speranza che questi giorni siano la coda finale del periodo difficile e che all’orizzonte si intravedano i primi raggi di un sole che significa vita normale e riaperture. Lascio comunque l’associazione in buone mani. Il personale è competente e motivato e continuerà a rimanere a fianco delle imprese come ha sempre fatto e persino trovando nuovi stimoli”.

Quello concluso è stato un anno difficile e l’avvio del 2021 ancora peggiore, Confesercenti ha vissuto ogni giorno le preoccupazioni di ogni socio, per ognuno di loro è stata riferimento importante aiutandolo in ogni aspetto di gestione della crisi. “Ma in questo” commenta il direttore di Confesercenti “non c’è nulla di speciale; è il ruolo di una associazione di categoria che ha riferimento le piccole imprese. Ma, come detto, vogliamo credere che queste siano le ultime settimane di pesanti restrizioni e ci si avvii, con decisione, alla riapertura delle attività”.

In trent’anni Checcaglini ha vissuto ogni fase della vita economica del territorio. “Sono stati anni” ricorda Checcaglini “importanti per lo sviluppo economico. Ho visto crescere le imprese e l’economia aretina per tutti gli anni Novanta. Al boom di quel periodo è seguita la pesante crisi del 2009, poi quella del 2011 e le difficoltà che si sono registrate negli anni seguenti fino all’arrivo dell’emergenza sanitaria che ha colpito settori che già soffrivano, non tutti naturalmente alla stessa maniera, le crisi degli anni precedenti. Credo che avessimo iniziato a costruire le premesse, purtroppo interrotte dalla pandemia, per nuove occasioni di rinascita economica legate alla scommessa sullo sviluppo turistico di tutto il territorio della provincia. Abbiamo visto che le condizioni ci sono e che il turismo può contribuire a determinare un nuovo sviluppo per tutti i settori del terziario. Perciò è necessario ripartire immediatamente da lì: alla ripresa di politiche attive sul turismo. Personalmente ritengo che il simbolo della ripartenza è, e deve essere, la ripresa della Fiera Antiquaria nel centro cittadino, il suo luogo naturale. Un evento che può essere il segnale che si riparte davvero da dove eravamo rimasti, dopo questo difficile anno. Per questi motivi ritengo che debba essere portato avanti ogni sforzo affinché l’edizione di maggio si svolga come da tradizione”.

Infine per Checcaglini: “L’augurio è di veder tornare velocemente la situazione alla normalità con le aziende prosperose e un tessuto sociale economico non più in affanno. Il ringraziamento va ai dipendenti di Confesercenti, ai colleghi delle associazioni di categoria e ai rappresentanti degli enti e delle istituzioni con i quali in questi anni, mi sono confrontato per portare avanti l’interesse delle piccole e medie imprese”.

Fisco: attenzione alle email-truffa inviate a nome delle Entrate su comunicazioni e rimborsi Iva

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“In questi giorni stanno circolando delle false email, inviate apparentemente dall’Agenzia delle Entrate, che cercano di trarre in inganno i cittadini. Si tratta di email in cui si parla di incoerenze emerse durante la comunicazione delle liquidazioni periodiche Iva inviata dal contribuente alle Entrate, spesso accompagnate da un file malevolo in formato .zip”.

A darne notizia l’Agenzia stessa che ricorda: “Le Entrate non inviano questo tipo di comunicazioni in alcun caso, si raccomanda di cestinare l’email, qualora fosse stata ricevuta, senza aprire alcun allegato. In caso di dubbi è possibile consultare la sezione “Focus sul phishing” sul sito ufficiale, dove periodicamente vengono riportati degli avvisi sulle ultime email-truffa in circolazione, oppure contattare il call center al numero 800.909696 e chiedere conferma”.

Confesercenti Bat: “Soddisfazione per la sentenza del Tar Puglia”

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Il Direttore Landriscina: “Siamo riusciti a superare anche il gap di procedure costose e farraginose per rivendicare il diritto all’esercizio d’impresa, alla ricerca di immediatezza e regole certe, oltre che alla ricerca di un confronto ed una concertazione”

“Ci abbiamo creduto tanto e alla fine il Tar Puglia Sez. Terza, con sentenza n. 00586/2021 pubblicata l’8 Aprile 2021, ha dato ragione a quello che da tempo continuiamo a sostenere: i regolamenti vanno condivisi e concertati, anche tecnicamente con i soggetti interessati e con i loro rappresentanti, portatori di interessi generali e di categoria, ampiamente rappresentativi come da normativa vigente.
Così il direttore della Confesercenti Provinciale BAT, Mario Landriscina, in merito alla vicenda legata ai dehors di Andria. Dehors che spesso sono al centro di contesa tra Comuni, imprenditori, Associazioni di categoria, e Soprintendenza.
“A farne le spese sono i commercianti, nella fattispecie andriesi, costretti ad osservare le modifiche apportate al regolamento comunale, dichiara Landriscina, rivelatesi discutibili ed ingiuste, peraltro non condivise dal tribunale amministrativo regionale.

E’ da tempo che il sottoscritto insieme alla Confercenti Prov.le B.A.T. sta invitando sindaci, assessori, Provincia e Regione a sedersi intorno ad un tavolo regionale, così come previsto dal Testo unico dei beni culturali, per stabilire “Linee Guida” valide per tutto il territorio pugliese e le nostre comunità, evitare faticosissimi contraddittori, procedure burocratiche e farraginose, spesso anche molto soggettive nella loro interpretazione, ma, evidentemente, non siamo considerati attori competenti.
Questa volta, però, grazie anche ai commercianti (che ho avuto il piacere di conoscere e che voglio ringraziare personalmente, unitamente ai loro tecnici) ed alla Confcommercio di Andria, che hanno creduto, sostenuto e dato fiducia alla nostra intuizione e alla nostra battaglia, attraverso un grande sforzo economico delle imprese danneggiate, siamo riusciti a superare anche il gap di procedure costose e farraginose (ostacolo per cui spesso si evitano legittime cause legali) per rivendicare il diritto all’esercizio d’impresa, alla ricerca di immediatezza e regole certe, oltre che alla ricerca di un confronto ed una concertazione, incomprensibilmente sempre negata, da parte della Soprintendenza e, conseguentemente, spesso, anche da parte dei funzionari degli Enti Locali.
L’auspicio è che, qualunque parte politica rappresenti le Amministrazioni dei nostri territori, possa prendere spunto dalla vicenda accaduta ad Andria e, da ora in poi, fare riferimento alle associazioni datoriali rappresentative delle legittime rivendicazioni dei commercianti e delle imprese locali in un contesto storico che non consente più a nessuno di affossare legittime rivendicazioni di lavoro in sicurezza e con certezza del diritto. Siamo certi che l’attuale Amministrazione di Andria aprirà con noi un franco dialogo per cercare di rivedere il regolamento in tempi brevissimi, così come vogliamo ringraziare anche la vecchia Amministrazione con cui abbiamo concertato una buona bozza regolamentare, approvata poi in Consiglio Comunale che, pur non in toto, dimostrava di recepire molte delle esigenze imprenditoriali locali.

A tal proposito anticipiamo che invieremo per opportuna conoscenza la sentenza TAR in questione, oltre che al Presidente della Provincia e tutti i Sindaci del territorio, a Sua eccellenza il Prefetto della nostra Provincia B.A.T. al quale abbiamo già in tempi non sospetti chiesto un autorevole intervento per favorire l’organizzazione del tanto agognato tavolo di confronto con la Soprintendenza.
Crediamo che, in virtù di rappresentanti riconosciuti di categorie imprenditoriali che vogliono contribuire a rendere un servizio ed una degna accoglienza a consumatori e turisti, nel pieno rispetto del decoro artistico e architettonico, abbiamo il diritto di poterci confrontare con le Istituzioni di ogni livello al fine di semplificare con la massima oggettività ed il più possibile procedure lunghe e complesse, certamente in contrasto con la velocità dettata dalla modernità e dall’esercitare impresa in un contesto concorrenziale ormai globale.

Gli amministratori delle città, unitamente ad Enti e Istituzioni competenti per il settore imprenditoriale, non possono più sottrarsi alla responsabilità collettiva di contribuire allo sviluppo di un sistema economico basato sul diritto all’esercizio d’impresa, con regole chiare e certe che facilitino, in un periodo storico pessimo, qualsiasi procedura utile a favorire la massima occupazione e creazione di posti di lavoro. Dovrebbe essere questa la priorità di chi Governa e degli Enti da essi rappresentati.

sentenza 586-2021

Confesercenti Palermo, zona rossa: “Non più rinviabile tavolo di confronto tra Istituzioni e parti sociali. Serve un’operazione verità sui numeri e un nuovo Patto di fiducia”

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La lettera al Prefetto e l’invito alle altre sigle di categoria e ai sindacati: “Facciamo fronte comune per dare sicurezza alle imprese e ai lavoratori”

La giunta di Confesercenti Palermo riunita oggi d’urgenza per discutere dell’estensione della zona rossa a Palermo fino al 22 aprile, dopo aver consultato le varie categorie ha deciso ad unanimità le azioni da intraprendere nei prossimi giorni.

“La preoccupazione tra gli imprenditori ha ormai raggiunto livelli molto alti e c’è il rischio di tensioni sociali – si legge nel documento votato a fine riunione – Lunedì 12 aprile la giunta sarà al fianco degli associati del settore Immagine e benessere che hanno deciso di scendere in piazza davanti alla Regione per manifestare e non si escludono altre iniziative di protesta nei prossimi giorni. Non è più rinviabile – scrive Confesercenti – aprire un tavolo di confronto se si vogliono evitare conseguenze economiche e sociali devastanti.

Riteniamo necessario che il prefetto di Palermo convochi i rappresentanti delle Istituzioni e delle parti sociali per fare chiarezza sullo stato dell’emergenza. Lunedì stesso scriveremo a tal fine a sua eccellenza il Prefetto di Palermo e invitiamo le altre associazioni di categoria e i sindacati ad unirsi al nostro appello perché senza un NUOVO PATTO SOCIALE e senza un’OPERAZIONE VERITÀ sui numeri della pandemia a Palermo, la tenuta sociale è a rischio. Non può esserci spazio in questo momento per giochi politici e per decisioni calate dall’alto. Tanti punti in questa vicenda restano poco chiari: dai motivi che hanno indotto il presidente della Regione a decidere di estendere a tutta la provincia di Palermo la zona rossa quando solo 17 comuni avevano superato il livello di guardia, al perché non si sia aspettato di conoscere i nuovi numeri dei contagi in città prima di prolungare la durata della zona rossa anche qui. L’inchiesta aperta sui “dati falsi” dell’assessorato Sanità, la mancata concertazione delle scelte e il continuo balletto sui numeri dei contagi e dei morti ha minato nelle fondamenta la fiducia che i cittadini e le imprese hanno sempre avuto nelle

Istituzioni chiamate a governare la pandemia. Ricucire lo strappo con le categorie produttive significa tracciare un nuovo percorso condiviso.
La giunta di Confesercenti Palermo ha identificato alcuni punti che ritiene fondamentali per le imprese nel confronto che dovrà essere aperto.

  1. Chiarezza sui numeri
  2. Accelerazione del piano vaccini
  3. Ristori immediati e previsione di un “anno bianco” per i tributi comunali
  4. Piano delle riaperture grazie alla definizione di nuovi protocolli di sicurezza che possano consentire il riavvio delle attività
  5. Controlli per fare rispettare le norme di contenimento del contagio
  6. Ridefinizione del piano trasporti urbani per evitare sovraffollamenti

 

Confesercenti Torino: “Rosso, arancione, o…? L’indegna arlecchinata sulla pelle dei commercianti”

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Il presidente Banchieri: “Sempre peggio, nessun rispetto per chi lavora”

“Ieri abbiamo assistito a un altro incredibile balletto a danno di decine migliaia di commercianti: un comportamento inaccettabile”: così Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti, sul pomeriggio vissuto da commercianti e cittadini in attesa delle decisioni sui colori regionali.
“Già del primo pomeriggio – continua – sembrava chiaro che il Piemonte sarebbe stato collocato in fascia arancione da martedì prossimo: le stesse istituzioni locali sembravano avvalorare questa previsione. Poi si è detto lunedì e infine sono state escluse Torino e Cuneo. E ovviamente la responsabilità non è degli organi di stampa che fanno il loro mestiere di dare e, se possibile anticipare, le notizie. Rimane il fatto che ancora una volta commercianti (e cittadini) sono stati trattati in modo irrispettoso per non dire altro. In fondo che cosa importa se migliaia di operatori per tutto il giorno hanno sperato di poter tornare a fare il loro lavoro? Una speranza basata su anticipazioni che un’origine la devono pur avere. Invece si è tessuta una tela di Arlecchino: ma Arlecchino faceva il buffone e non pretendeva di governare. Se questo è l’andazzo, aspettiamoci altri capolavori. Ci sono ancora tanti colori e tante province: le combinazioni possono essere infinite”.

Confesercenti Abruzzo, Sulmona: “Basta accanimento su bar e ristoranti. Il Governo deve cambiare passo”

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Il Referente Leonarduzzi: “Riaprire le attività in sicurezza e con sostegni economici concreti alle imprese”

Per la Confesercenti di Sulmona da troppo tempo le misure approvate dai vari governi del nostro Paese scaricano l’emergenza sanitaria su un’unica categoria: i pubblici esercizi. Le imprese della somministrazione, ristoranti, bar, pub e pizzerie, sono costrette a restare chiuse anche se gli indici dei contagi scendono. È davvero una situazione insostenibile e un accanimento che si fa fatica a comprendere.

“Le nostre imprese sono chiuse ormai da troppo tempo – ha dichiarato Pietro Leonarduzzi, referente di Confesercenti – E con questo andamento delle chiusure anche ad aprile, si condannano gli imprenditori ad ulteriori perdite di fatturato, avvicinando sempre di più il rischio concreto di non essere in grado di riaprire al termine dell’emergenza”.
La Confesercenti di Sulmona, anche per ridare slancio ad un territorio vessato da una profonda crisi economica, si aspettava un cambio di passo o, quantomeno, il via libera contestuale a provvedimenti legislativi con indennizzi alle imprese costrette a chiudere. Invece, l’Associazione è constata che così non è. L’Organizzazione di categoria è consapevole che la priorità è la salute pubblica. “Ma chiediamo al Governo di sostenere le imprese immediatamente e non tra alcune settimane – aggiunge Leonarduzzi – Perché questo è il tempo di accompagnare i provvedimenti di chiusura a misure concrete di ristoro per le attività, di accelerare con il piano vaccini che continua a non registrare i numeri tanto attesi”.

Per la Confesercenti è profondamente ingiusto che a pagare il prezzo altissimo dell’emergenza sanitaria siano soltanto i pubblici esercizi. Per una Città come Sulmona, le vetrine abbassate danno il segno di decadimento e di affanno economico generalizzato su tutto il territorio. Ecco perché tutti gli sforzi del Governo nazionale e anche delle Amministrazioni regionali e comunali devono avere l’obiettivo di portare le imprese fuori dalla pandemia con una vera azione di salvaguardia degli apparati produttivi a difesa dell’economia aziendale e dell’occupazione.

Covid -19. Palermo e provincia zona rossa fino al 22 aprile. Confesercenti Palermo convoca per domani una giunta provinciale urgente per decidere le azioni da mettere in campo

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“Riteniamo necessario che il prefetto di Palermo convochi i rappresentanti delle Istituzioni e delle parti sociali per fare chiarezza sullo stato dell’emergenza pandemica a Palermo”. Lo dice Confesercenti Palermo che per domani ha già convocato una riunione urgente della giunta provinciale per discutere di questa e delle altre azioni da mettere in campo. Secondo l’organizzazione che in provincia di Palermo rappresenta migliaia di imprese del commercio, del turismo, dell’artigianato e dei servizi, “serve più chiarezza sui numeri e sulle scelte che vengono adottate. Non può esserci spazio in questo momento per bracci di ferro politici e per decisioni calate dall’alto. Si apra subito un tavolo di confronto se si vogliono evitare conseguenze economiche e sociali devastanti”.