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Bce: atteso peggioramento delle prospettive economiche internazionali, nella seconda metà dell’anno

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Bce in peggioramento prospettive economiche

Le spinte inflazionistiche a livello mondiale rimangono molto elevate. Previsti ulteriori incrementi tassi

La Bce, nel bollettino economico numero 7, riporta: “Nel secondo trimestre del 2022 l’attività economica mondiale ha subito una contrazione e i dati ricavati dalle indagini indicano il protrarsi di una crescita moderata nel breve periodo. Sebbene si riscontrino alcune circostanze positive per l’economia mondiale, legate all’ulteriore allentamento delle pressioni sulle catene di approvvigionamento derivante dai miglioramenti osservati nell’offerta e dalla flessione della domanda, persistono rischi al ribasso”.

Le incertezze riguardano, prosegue l’Eurotower, il “contesto di protratta incertezza geopolitica” e “un possibile peggioramento degli andamenti del coronavirus nel corso dell’autunno e dell’inverno”.

Per questo, spiega la Bce, “nonostante l’attenuazione delle pressioni sulla filiera produttiva, la dinamica dell’interscambio mondiale resta moderata in un contesto caratterizzato da un peggioramento delle prospettive economiche internazionali”.

“La crescita mondiale sta subendo un rallentamento in presenza di crescenti timori riguardanti la recessione – scrive inoltre la Bce – il Pil mondiale (esclusa l’area dell’euro) si è contratto nel secondo trimestre. In generale, tuttavia, nel terzo trimestre vi è stato un grado relativamente elevato di sincronizzazione tra paesi in termini di indebolimento degli indicatori dell’attività mondiale, a segnalare un deterioramento delle prospettive per la seconda metà di quest’anno”.

Inflazione

“Le spinte inflazionistiche a livello mondiale rimangono molto elevate”, dice la Bce. “Mentre l’inflazione complessiva sui dodici mesi nei paesi dell’Ocse (esclusa la Turchia) è rimasta stabile al 7,9 per cento ad agosto – si legge – l’inflazione al netto delle componenti alimentare ed energetica è salita ulteriormente, raggiungendo il 5,3 per cento. Inoltre la dinamica dell’inflazione di fondo, trainata dall’elevata inflazione dei servizi, resta persistente nei diversi paesi. Ciò contrasta con la dinamica dell’inflazione complessiva, che sta diminuendo per effetto
del calo dei prezzi dell’energia”.

Lavoro

“Nell’area dell’euro il mercato del lavoro si conferma solido, ma registra una lieve perdita di slancio. Ad agosto il tasso di disoccupazione si è collocato al 6,6 per cento, invariato dal mese precedente e circa 0,8 punti percentuali al di sotto del livello precedente la pandemia osservato a febbraio 2020”, ma nonostante questo “la ripresa delle ore lavorate dopo la revoca delle restrizioni connesse alla pandemia di coronavirus rimane piuttosto eterogenea nei maggiori paesi dell’area dell’euro e nei principali settori dell’economia”. “Gli indicatori a breve termine del mercato del lavoro continuano a segnalare la complessiva tenuta di quest’ultimo nell’area dell’euro, sebbene con alcuni indizi di rallentamento”.

Gas

Nonostante gli elevati livelli di stoccaggio, il clima mite e una minore domanda di gas industriale “la situazione del mercato europeo del gas resta fragile. Qualsiasi fattore che accresca la domanda di gas, come un inverno più rigido del previsto, implicherebbe il perdurare di una concorrenza serrata nell’assicurarne le forniture, acuendo le pressioni sui prezzi”.  “L’incertezza nel mercato europeo del gas è testimoniata anche dall’elevata curva dei future per tutto il 2023, che prevede un prezzo medio del gas superiore ai 130 euro/Mwh, significativamente superiore all’attuale
prezzo” si legge poi.

Risparmi delle famiglie

I risparmi delle famiglie potrebbero in parte compensare l’impatto sui consumi esercitato dall’atteso calo del reddito disponibile reale. Mentre i risparmi accumulati eccedenti i livelli osservati nel quarto trimestre del 2019 ammontavano a circa 900 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2022, ad agosto la loro componente liquida, ossia i depositi eccedenti i livelli del quarto trimestre del 2019, ammontava soltanto a circa 360 miliardi di euro. Inoltre, tali risparmi si concentrano nelle fasce di reddito medie e alte, che spendono una quota inferiore del loro reddito in beni essenziali e sono pertanto meno esposte alla crisi del costo della vita”.

Consumi delle famiglie

“Famiglie appartenenti alle fasce di reddito più basse hanno accumulato riserve più ridotte e, in risposta agli shock ai prezzi dell’energia e dei beni alimentari, potrebbero avere necessità di ridurre i consumi reali e i risparmi o di attingere alle somme accantonate in precedenza. Le famiglie a più basso reddito, in particolare, ritengono inadeguate le misure di sostegno fiscale recentemente introdotte e sono divenute più pessimiste riguardo ai propri consumi, mentre un maggior numero di persone si attende di non essere in grado di pagare entro la scadenza le bollette dei servizi di pubblica utilità”. “Il tasso di risparmio è già sceso dal 15,2 per cento segnato nel primo trimestre del 2022 al 13,7 per cento nel secondo e ci si attende che diminuisca ulteriormente nella seconda metà dell’anno, in quanto rimane ancora al di sopra della propria media del 12,9 per cento relativa al periodo 1999-2019”.

Tassi interesse

Il Consiglio direttivo della Bce “prevede ulteriori incrementi dei tassi di interesse, per assicurare che l’inflazione torni tempestivamente in linea con l’obiettivo di medio termine”. “Aumentando sensibilmente i tassi di riferimento per la terza volta consecutiva, il Consiglio ha fatto passi avanti significativi lungo il percorso di rimozione dell’accomodamento monetario” spiega poi precisando che “anche in futuro le decisioni sui tassi di riferimento saranno dipendenti dai dati e rifletteranno un approccio in base al quale tali decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione. Il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si riporti su livelli in linea con il suo obiettivo di medio termine”.

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Consumi: Confesercenti, caro energia ed inflazione bruciano il potere d’acquisto delle famiglie

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Caro bollette imprese

La corsa degli energetici continua a spingere i prezzi e ad erodere la capacità di spesa degli italiani. Che si avviano a perdere, nella sola seconda metà del 2022, -12,1 miliardi di potere d’acquisto, circa 470 euro in meno a famiglia in soli sei mesi. A stimarlo l’Ufficio economico Confesercenti.

Inflazione a livelli massimi in autunno. Il peggioramento è dovuto, in primo luogo, agli aumenti record registrati dai prezzi dell’energia nel corso dell’estate. Aumenti che si scaricheranno proprio sulle bollette autunnali, portando l’incremento dei prezzi ai livelli massimi dell’anno: il tasso di inflazione salirà nella media dei prossimi tre mesi ad almeno il 9,1%, oltre mezzo punto in più rispetto al già elevato dato del periodo estivo (+8,4%) e tre punti in più nel confronto con il periodo primaverile.

L’impatto su risparmi e consumi. Per contrastare questo prolungato aumento dei prezzi, le famiglie hanno utilizzato fino ad ora i propri risparmi, scesi già nel trimestre primaverile di ben 2,3 punti in quota di Pil. Ma i margini a disposizione dei consumatori sono ormai ridotti al lumicino. Le tendenze dell’occupazione, con il dato di agosto che già presenta una flessione di 110mila unità rispetto a fine primavera, non consentono infatti di prevedere alcun aumento del reddito disponibile, e l’aumento dei tassi di interesse limita le possibilità legate al credito.

Anche se la tendenza ad usare la liquidità accumulata negli anni passati si dovesse mantenere, dunque, nel secondo semestre di quest’anno gli italiani non potrebbero mettere sul piatto più di 8,9 miliardi di risparmi. Una quantità di risorse imponente, ma insufficiente a compensare il calo di potere d’acquisto, con una perdita secca di consumi stimabile in oltre 3 miliardi di euro per l’ultimo trimestre dell’anno. E questo nell’ipotesi – ottimistica – che l’occupazione non cali ulteriormente e che il tasso di inflazione continui a conservarsi al di sotto della media europea.

Fermare la corsa delle tariffe. In questo quadro, la priorità rimane porre un freno alla corsa delle tariffe energetiche, in modo da preservare il potere d’acquisto delle famiglie e contenere il boom dei costi fissi delle imprese, motore principale dell’aumento dei prezzi. Ma il probabile crollo della spesa pone un’ulteriore criticità per le attività della distribuzione commerciale, che si attendono di vivere il Natale più freddo – dal punto di vista dei consumi – dal 2020, anno della pandemia. È dunque necessario continuare a intervenire per attutire lo shock dovuto all’aumento della crisi energetica. Le risorse ci sono: tra inflazione e l’incremento dei prezzi di gas, energia e carburanti, nei primi otto mesi dell’anno il gettito IVA è aumentato di oltre 18 miliardi. Risorse destinate ad aumentare ancora nell’ultima parte dell’anno, e che devono essere restituite all’economia sotto forma di sostegni a imprese e famiglie.

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