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Passaporto vaccinale, Assoviaggi-Confesercenti: aprire corridoi turistici ‘sicuri’ in attesa di risolvere criticità

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Saldi. Sondaggio di Confesercenti Sicilia sulla prima settimana. Per sei commercianti su 10 del settore moda, un crollo superiore al 50%.

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Il presidente  Vittorio Messina: “Zona rossa, nuova mazzata per il comparto. Con questo trend, 2021 sarà anno di licenziamenti e chiusure”

Un quadro nero con un calo degli incassi superiore al 50% rispetto allo scorso anno. È la fotografia amara scattata da Confesercenti Sicilia sulla prima settimana di saldi nell’Isola. Un focus che ha interessato 70 aziende siciliane del settore abbigliamento e calzature a cui è stato somministrato un questionario di 8 domande. Aziende che per numero di dipendenti, punti vendita e volume di affari (superiore al milione di euro), hanno un ruolo importante nell’economia commerciale del territorio. Dal punto di vista territoriale, il 70% delle imprese opera nelle città metropolitane di Messina, Palermo e Catania. Il 30% su Agrigento e Ragusa. Ai commercianti è stato chiesto innanzitutto di fare un primo bilancio sull’andamento dei saldi scegliendo tra tre opzioni: “Negativo”, “Estremamente negativo” e “Sufficientemente positivo”.  La totalità degli intervistati ha scelto le prime due opzioni e quasi 7 su 10, l’espressione più grave “estremamente negativo”. Con un altro quesito è stato chiesto anche di quantificare le perdite, scegliendo tra più range. E a questa domanda il 65% ha risposto “oltre il 50%”, mentre il 35% ha giudicato le perdite “entro il 50%”. “Un risultato estremamente preoccupante – dice il presidente di Confesercenti Sicilia Vittorio Messina – specie perché siamo all’avvio di quello che sempre più appare come un nuovo lockdown e che colpirà ancora una volta il settore dell’abbigliamento e calzature che fino ad oggi non è stato tenuto nella giusta considerazione in fatto di ristori. Sono stime che pesano sul presente e che creano grosse nubi all’orizzonte per la ripresa”. Il 69% degli intervistati teme infatti di dovere adottare misure aziendali drastiche come la “riduzione del personale” e/o la “chiusura di punti vendita” mentre quasi il 12% dichiara di aver già chiuso un ramo d’azienda. Otto le domande poste ai commercianti per provare a delineare il quadro ma anche per individuare strade utili ad invertire il trend. Se per l’83% – poco più di otto intervistati su dieci – la Regione dovrebbe esercitare un peso maggiore nei confronti del Governo nazionale, potrebbero essere utili al comparto anche misure straordinarie come la “rottamazione della scorte in magazzino”(35% intervistati), il “prolungamento della stagione dei saldi” (29,4%) e “altre misure” (44%) che Confesercenti ha chiesto di indicare e in cima alle quali compaiono le voci “finanziamenti a fondo perduto” per sopperire alla mancanza di liquidità e “riduzione delle tasse locali”. Neppure l’arrivo del vaccino risulta rassicurante per gli imprenditori intervistati. Il 58,8% si definisce “sfiduciato” rispetto al 2021 a fronte di un 38,2% “moderatamente fiducioso” e ad un timido 3% “ottimista”.  “Siamo a lavoro in tutte le province – dice Messina – per dar vita a piattaforme di proposte programmatiche che partano dai Comuni per arrivare al governo regionale e nazionale. Proprio venerdì dopo le sollecitazioni di Fiepet Confesercenti, la sigla che riunisce le aziende della ristorazione, il sindaco Leoluca Orlando ha scritto agli uffici per chiedere il rinvio dell’inasprimento delle misure contro chi non è in regola con il pagamento dei tributi. Siamo convinti che da questo periodo terribile si possa uscire solo attraverso una buona concertazione. Se ognuno farà la propria parte”.

Le rappresentanze dei pubblici esercizi incontrano Patuanelli: “Presenteremo un piano di interventi per ripartire”

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È fissato per lunedì prossimo alle 16 l’incontro tra i vertici di Fipe-Confcommercio, Fiepet Confesercenti, i sindacati dei lavoratori del settore e il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. L’incontrò era stato richiesto con una lettera dalle stesse associazioni delle imprese del settore e dai sindacati dei lavoratori – Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil– il 4 gennaio scorso. Obiettivo dell’incontro é quello di individuare un piano di interventi efficaci e coordinato a sostegno dei lavoratori e delle imprese della ristorazione e dell’intrattenimento, messi in ginocchio da mesi di sostanziale inattività, da una perdurante incertezza e misure di indennizzo non sufficienti.

“Presenteremo un documento unitario – sottolineano Fipe e Fiepet – con proposte immediatamente implementabili nel decreto legge “Quinques”, in fase di predisposizione da parte del Governo, sui temi degli affitti, del lavoro, della liquidità, delle concessioni e dei ristori. Sono proposte che stiamo avanzando da tempo, ci auguriamo che portarle all’attenzione del Ministro in modo unitario e organico possa rappresentare la svolta necessaria per mettere la categoria nelle condizioni di lavorare con continuità, sicurezza e serenità. Siamo una componente essenziale del Prodotto Interno del Paese, con 300mila imprese e più di un milione di addetti. Noi presenteremo le nostre proposte, dall’incontro vorremo uscire con un impegno e un cronoprogramma preciso su indennizzi e aperture.”

Oltre al ministro Stefano Patuanelli, parteciperà all’incontro anche il sottosegretario Alessia Morani.

 

DPCM: Confesercenti, così intervento su asporto è quasi proibizionismo per bar e negozi di bevande

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Ma minimarket e gdo possono vendere

Il divieto d’asporto, così come formulato nelle bozze circolanti, è un intervento gravemente iniquo. Oltre alle imprese di somministrazione senza cucina – bar, caffetterie e simili – colpisce infatti anche i negozi specializzati in bevande, come le enoteche, dove non è prevista alcuna consumazione sul posto. Un divieto quasi da proibizionismo, se non fosse che è limitato solo a pubblici esercizi e negozi specializzati: minimarket e grande distribuzione potranno infatti continuare tranquillamente a vendere bevande, anche alcoliche.

Così Confesercenti commenta le bozze di DPCM riportate dai media.

Si tratta di una stortura da correggere immediatamente, perché rende ancora più odioso un divieto che è già di difficile comprensione. Si colpisce l’asporto per colpire gli assembramenti, che comunque continueranno anche con i bar e le enoteche chiuse per decreto. A questo si aggiunge l’incertezza che, come al solito, accompagna e precede i procedimenti restrittivi. Le imprese sono ormai all’esasperazione: è inaccettabile che non sappiano ancora se e in che modi potranno svolgere la propria attività, hanno bisogno di chiarezza per programmare l’attività. Bisogna cambiare metodo, così non funziona”.

#IOAPRO. Fiepet Sicilia ribadisce la presa di distanze dalla protesta e da Palermo annuncia l’avvio di piattaforme territoriali di proposta a difesa della categoria

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Rinnovato il coordinamento Fiepet Confesercenti Palermo. A presiederlo: Daniele Ruvolo.

Fiepet Confesercenti Sicilia ribadisce il proprio “no” alla protesta #IOAPRO e serra le fila per avviare un’interlocuzione forte a tutela della categoria sia con la Regione che con gli Enti locali. “Non possiamo condividere quest’iniziativa – dice il presidente di Fiepet Sicilia, Benny Bonaffini – perché rappresenta una violazione di legge e un rischio per tutti, in un momento delicatissimo per la salute pubblica. Comprendiamo e viviamo in prima persone l’estremo stato di sofferenza delle aziende, ma l’unica strada da percorrere resta quella della concertazione”.
Ed è proprio su questo fronte che Fiepet è al lavoro per presentare nelle prossime settimane piattaforme di proposte ai vari livelli istituzionali, partire dagli enti locali. La prima sarà a Palermo dove questa mattina è stato ufficializzato il nuovo coordinamento Fiepet. Ne fanno parte: Daniele Ruvolo, titolare del bar Ruvolo, scelto come referente; Maurizio Buscemi, titolare del ristorante Jaison e Alba Beach; Giuseppe Caronia, titolare del Bar Alba; Edoardo Chifari, titolare del ristorante Aechestrato di Gela; Federico Mangano titolare della Pizzeria Biga; e Giovanni Ottaviano (detto Marco) di New Paradise. Fa parte del gruppo di lavoro per la stesura del documento anche il consulente aziendale Armando Giovenco. “A livello nazionale – dice Bonaffini che è anche vicepresidente nazionale di Fiepet – abbiamo avviato un confronto con il Comitato Tecnico Scientifico del Governo al fine di dimostrare che le attività della ristorazione possono ripartire in sicurezza. La pandemia comporterà non solo la perdita dei guadagni ma una svalutazione anche dal punto di vista dell’avviamento. Per questo la ripresa sarà estremamente in salita”.  A presiedere la riunione online, Salvo Basile coordinatore regionale di Assoturismo e la presidente di Confesercenti Palermo, Francesca Costa che ha sottolineato come “il grido d’allarme degli imprenditori del settore ristorazione non sia mai stato così forte”. “La scelta del Comune di Palermo – ha detto Costa – di presentare un regolamento per il contrasto all’evasione fiscale prevedendo la chiusura degli esercizi commerciali non in regola coi tributi a partire dai mille euro, appare in questo momento sconsiderato e fuori dal tempo perché rischia di mettere KO anchi chi oggi, per la pandemia e le restrizioni imposte ha grosse difficoltà ad onorare i pagamenti”. “Tra le proposte che presenteremo al sindaco e all’assessore alle Attività produttive – anticipa il neo coordinatore di Fiepet Palermo, Daniele Ruvolo – chiederemo il congelamento di questo regolamento almeno per tutto il 2021”. “Insieme alle proposte da presentare ai Comuni e a Roma, stiamo preparando anche ad un pacchetto di richieste da inviare al Governo regionale – annuncia Basile – Siamo convinti che occorra intervenire su tutti i livelli istituzionali e amministrativi per creare un paracadute e preparare il terreno ad una normalizzazione che, nel migliore dei casi, arriverà non prima del 2022”.

Le rappresentanze dei pubblici esercizi incontrano Patuanelli: “Presenteremo un piano di interventi per ripartire”

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DPCM: Confesercenti, così intervento su asporto è quasi proibizionismo per bar e negozi di bevande

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Covid: Confesercenti, con prolungamento restrizioni -15 miliardi di euro di consumi in tre mesi

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Superare codici Ateco e ristori a puntate, serve piano largo respiro per sostenere le imprese

Il 2021 parte male per i consumi. Il prolungamento delle restrizioni, infatti, porterà a registrare nel primo trimestre di quest’anno una spesa per consumi inferiore di 15 miliardi di euro rispetto al primo trimestre del 2020. Un colpo ulteriore ad un sistema già profondamente provato: nel 2020 la pandemia ha infatti cancellato 105 miliardi di euro di consumi, una cifra che, da sola, ha comportato una riduzione del Pil del 6,1%. A stimarlo è Confesercenti.

La caduta dei consumi è prevalentemente determinata dalle restrizioni e dalla grande prudenza con cui le famiglie stanno affrontando l’emergenza sanitaria, su cui pesa anche l’incertezza generata dal susseguirsi continuo di nuovi provvedimenti. A pagarne lo scotto, soprattutto, le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione, che sono state le più colpite dalla recessione pandemica con una diminuzione media del valore aggiunto del 16,2%, a fronte del -9,6% registrato dalle altre imprese. Un problema per la crescita, visto che si riduce fortemente la quota di Pil generata da questi comparti: si passa dal 6,2 al 4,4% del Pil per “Alberghi e pubblici esercizi”; dal 4,2 al 3,3% per la “Ricreazione e cultura”; dal 3,7 al 3% per l’Abbigliamento. Dinamiche che evidenziano l’attuale impossibilità dei consumi interni di spingere la crescita dell’economia italiana, come hanno sempre fatto, visto che valgono il 60% del nostro Pil. Senza una loro decisa ripresa, quindi, l’economia del Paese entrerà in una spirale discendente da cui sarà difficile uscire.

“Lo stop dei consumi, effetto delle restrizioni e dell’incertezza generata dall’emergenza pandemica, ha gettato le imprese del terziario in una crisi senza precedenti. I prossimi mesi rischiano di vedere aumentare drammaticamente il numero di cessazioni delle attività, in particolare quelle di prossimità e legate alla filiera turistica”, commenta Patrizia De Luise, Presidente di Confesercenti. “Il Recovery plan si occupa di molte cose – continua la Presidente – ma non si prevedono interventi diretti per commercio, alloggio e ristorazione, per i quali il piano genererebbe ricadute positive solo sul medio lungo periodo. Purtroppo, però, c’è un problema urgente di tenuta del sistema imprenditoriale”.

“In questo contesto, la priorità deve essere permettere alle imprese di lavorare nella massima sicurezza, appena possibile, anche implementando nuovi protocolli più efficaci nel contenimento del rischio epidemiologico. Se invece si sceglie di sacrificare pubblici esercizi, imprese turistiche e commercio per limitare la circolazione dei cittadini, e quindi a vantaggio del bene comune, dobbiamo cambiare passo sui sostegni. Bisogna superare assolutamente il criterio di scelta in base al codice Ateco, che è stato un fallimento ed ha lasciato fuori troppe imprese. Basta anche con i dl ristori “a puntate”: serve un intervento di largo respiro, con più risorse ed un cronoprogramma chiaro, per dare alle attività la certezza di sostegni sufficienti a portarle oltre al fine dell’emergenza sanitaria. Un intervento che deve affrontare anche il nodo dei costi fissi, dagli affitti alle utenze – la stessa Ue prevede per gli Stati membri la possibilità di aiuti fino al 90 per cento delle spese fisse sostenute per le piccole imprese in difficoltà – e quello del rilancio del tessuto imprenditoriale, prevedendo anche misure per la ricollocazione e la riconversione intelligente delle attività”.

Siti scorie nucleari. Documento di Confesercenti Sicilia: «Individuazione siti siciliani ricalca schemi del passato. Noi accanto alle istituzioni regionali e comunali e a tutte le forze, sindacali, sociali e politiche del “fronte del no”».

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Questa mattina, l’associazione presente alla riunione convocata dal Parco delle Madonie «Mentre si discute di Recovery plan e di progetti per lo sviluppo soprattutto nel Meridione d’Italia, il governo nazionale individua come possibili aree di stoccaggio per i rifiuti nucleari in Sicilia, zone che negli ultimi 20 anni si sono affermate per il valore delle bellezze paesaggistiche, del patrimonio archeologico, delle culture, delle tradizioni. Una proposta incomprensibile che sembra la stessa, ottusa, scelta industriale “a perdere” degli anni Settanta di cui ancora oggi paghiamo i conti. Confesercenti Sicilia si schiera ufficialmente accanto alle istituzioni regionali e comunali e a tutte le forze, sindacali, sociali e politiche del “fronte del no”». È la presa di posizione di Confesercenti Sicilia che questa mattina ha partecipato con Pino Cità, vice presidente di Confesercenti Palermo e responsabile Confesercenti delle Madonie alla riunione convocata dal  Parco delle Madonie con tutti i sindaci del territorio. «È semplicemente assurdo  – si legge in un documento, firmato dal presidente regionale di Confesercenti Sicilia e dai presidenti provinciali dell’associazione a Palermo, Trapani e Caltanissetta – avere individuato nella Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, queste zone per stoccare rifiuti nucleari. Per il sito delle Madonie, poi, si sfiora il paradossale. Ci chiediamo davvero come sia possibile pensare di stoccare scorie nucleari in un’area naturale protetta». «Nel prendere questa decisione – si legge ancora nel documento – difendiamo il lavoro di migliaia di piccole e medie imprese del turismo, dell’agricoltura, dell’artigianato e delle tecnologie sostenibili che con fatica, orgoglio e spirito imprenditoriale hanno contribuito a creare dal basso un’immagine nuova della Sicilia, in sintonia con le vocazioni che le sono proprie». I quattro luoghi individuati nella Cnapi sono Trapani candidata tra l’altro a Capitale italiana della Cultura e con un percorso di valorizzazione che va in questa direzione ormai da anni,  Calatafimi-Segesta dove sorge uno dei più bei tempi archeologici siciliani, Castellana Sicula – Petralia Sottana in pieno Parco delle Madonie, e Butera in provincia di Caltanissetta, territorio di agricoltura e vino di qualità.

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Mafia, operazione “Oro Bianco”. Vittorio Messina , presidente di Confesercenti Sicilia: “Un plauso e un particolare ringraziamento all’Arma dei carabinieri”

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“L’operazione antimafia, condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, in un contesto particolarmente critico per chi gestisce attività imprenditoriali, rappresenta un segnale importante per mettere in sicurezza un territorio provato dalla crisi economica, dalla pervasiva presenza della malavita organizzata ed ora dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria”. Così il presidente di Confesercenti Sicilia Vittorio Messina commenta gli esiti dell’operazione denominata “Oro Bianco”. “Un plauso incondizionato va al lavoro dell’Arma dei carabinieri – continua Vittorio Messina – che ha permesso, ancora una volta, di confermare che sugli interessi illeciti della criminalità organizzata non bisogna mai abbassare la guardia. Una brillante operazione che conferma come la presenza dello Stato e delle Forze dell’ordine sia tanto più determinante quanto più i territori sono svantaggiati sul fronte economico ed occupazionale per impedire che si crei terreno fertile ai traffici illeciti sui quali la mafia da sempre incentra i propri interessi, da quello degli stupefacenti, alle estorsioni, al controllo di ogni attività. Il plauso – conclude il presidente di Confesercenti – va quindi ad una attività investigativa che ha stroncato un tentativo, già in atto, di infiltrazione mafiosa sul territorio provinciale di Agrigento, anche in collegamento con settori della cosiddetta area grigia”.