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Imprese: Confesercenti ricevuta dal Presidente del Consiglio Conte

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L’incontro tra la presidente De Luise, il direttore generale Capanna e il premier Conte a Palazzo Chigi

La Presidente nazionale di Confesercenti Patrizia De Luise e il Direttore Generale Giuseppe Capanna hanno incontrato oggi a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Nel corso dell’incontro, Confesercenti ha rappresentato la preoccupazione per la fase difficile che stanno attraversando le imprese, chiedendo di continuare ed intensificare il confronto con le parti sociali per mettere a punto misure di sostegno e di rilancio dell’economia. L’ incontro si è quindi focalizzato su proposte concrete, mirate alla valorizzazione del tessuto di micro e piccole imprese italiane, con interventi per credito, lavoro, formazione e innovazione.

In particolare, la Confesercenti ha sottolineato la necessità di istituire una Centrale rischi commerciali, gestita dalle Associazioni di categoria, per consentire lo sviluppo di un rating commerciale delle imprese e la collaborazione con società di factoring per operazioni di cessione del credito veloci e a basso costo, aumentando così la liquidità immediatamente disponibile per le PMI. L’integrazione delle informazioni sul credito commerciale con quelle già presenti nelle attuali Centrali rischi creditizi e finanziari consentirebbe inoltre alle banche di migliorare le valutazioni del merito di credito delle piccole e medie imprese. Proposta anche l’introduzione di un ‘micro firm supporting factor’, complementare al supporting factor già vigente per le PMI, per facilitare l’erogazione di finanziamenti anche alle micro e piccole imprese, che – a parità di beneficio regolamentare – sono considerate più rischiose dalle banche in relazione alla dimensione ridotta e alla minore affidabilità delle informazioni contabili.

Inoltre, Confesercenti ha presentato al Presidente del Consiglio un progetto per la creazione di una piattaforma digitale, che prevede una forte collaborazione pubblico/privato, per permettere alle imprese italiane del Made in Italy, dal commercio e turismo alla somministrazione e all’artigianato, di accedere più facilmente al mercato globale, allineandosi alle nuove esigenze di consumo.

Dl Agosto, Messina: “maglie troppo strette per il contributo a sostegno dei centri storici, così restano fuori grandi mete turistiche come Napoli e Torino”

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Decreto sostenga turismo

“Bene il sostegno economico a favore delle attività commerciali dei centri storici, ma i parametri individuati sono troppo stretti: così rischiamo di lasciare fuori dal contributo a fondo perduto moltissime località, tra cui grandi mete del turismo culturale come Napoli, Torino, Bologna e Ravenna, che sono nella top ten”.

Così Vittorio Messina, Presidente nazionale di Assoturismo Confesercenti, commenta la novità contenuta nell’ultima bozza del decreto agosto, che limita la richiesta del contributo a fondo perduto all’Agenzia delle Entrate da parte di esercenti di attività economiche e commerciali aperte al pubblico e svolte nei centri storici di comuni con alto tasso di presenza di turisti stranieri.

“Se per individuare i beneficiari del provvedimento bisognerà fare riferimento al dato relativo alla presenza di turisti stranieri che dovrà essere superiore per almeno cinque volte il numero dei residenti, di fatto si lasciano fuori migliaia di imprese che hanno difficoltà oggettive a riavviare le proprie attività durante la peggiore crisi del settore. Le imprese turistiche attendono inoltre, da molto tempo, interventi mirati e rivolti alla intera platea del comparto che, purtroppo, non vedrà alcuna ripresa effettiva prima del 2021. Speriamo che nel Dl Agosto, in corso di approvazione, ci siano misure dedicate al sostegno del settore”.

DL agosto: bene aumento del fondo per il turismo organizzato, fondamentale che stanziamento arrivi intatto al testo finale

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L’aumento delle risorse a sostegno delle imprese del turismo organizzato, così come  previsto dalla bozza del Dl Agosto, è certamente positivo: il MIBACT ha riconosciuto le gravi difficoltà delle imprese del comparto, dando loro un primo – e lungamente atteso – sostegno mirato. Ora è di fondamentale importanza che lo stanziamento arrivi intatto al testo finale, qualsiasi passo indietro sarebbe gravissimo.

Così le Associazioni del turismo organizzato, Aidit Federturismo Confindustria, Assoviaggi Confesercenti, Fiavet Confcommerio, ASTOI Confindustria Viaggi e FTO Confcommercio.

Il turismo organizzato – continuano le Associazioni – sta attraversando la crisi peggiore della sua storia. Una crisi che purtroppo non si risolverà nel breve periodo: il blocco delle attività continuerà almeno fino ai primi mesi del 2021, se non oltre.

I 265 milioni di euro previsti dalla bozza, sebbene benvenuti, basteranno a coprire solo parzialmente le perdite registrate da marzo a luglio 2020  e rappresentano solo un terzo della richiesta fatta dal settore.

Per questo motivo è assolutamente necessario che  le risorse non vengano sacrificate nel processo che porterà al decreto finale.  Senza un sostegno concreto e tempestivo, già a settembre molte aziende chiuderanno, ed altre seguiranno nei mesi successivi, mettendo sul lastrico migliaia di lavoratori e di famiglie.

 

Presentazione della giunta della Confesercenti dell’Area Metropolitana di Catania

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“Il commercio a Catania non è morto, molto fragile ma non è morto”. E’ l’ultimo bollettino esitato da Infocamere Movimprese che arriva e accompagna quasi come un auspicio la discesa in campo della nuova squadra della neonata Confesercenti dell’area Metropolitana di Catania, guidata dall’imprenditore Claudio Miceli, presentata questa mattina alla Camera di Commercio Etnea. Presenti anche Vittorio Messina, presidente Confesercenti Sicilia e vice presidente nazionale, Michele Sorbera, direttore regionale di Confesercenti Sicilia, il vice presidente della Camera di  Commercio, Riccardo Galimberti, oltre un centinaio di  associati. “Catania è una città importantissima dal punto di vista commerciale, la nostra sarà un’associazione aperta al confronto – commenta il presidente Miceli – Abbiamo già temi caldi e spinosi in agenda. La crisi economica generata dall’emergenza Coronavirus comporterà ancora conseguenze gravi, inattese ed inevitabili, almeno per buona parte del 2021, dobbiamo essere in grado di affrontarle, restando al fianco delle oltre 2500 imprese che rappresentiamo”. “Abbiamo deciso di puntare su due strumenti di programma e di azione– spiega Claudio Miceli – una struttura operativa snella, smart, composta da tanti giovani, e un Comitato Tecnico-Scientifico con funzioni consultive e propositive che apra al dialogo con il mondo dell’Università, del lavoro e delle professioni”. Ed è proprio uno dei componenti del Comitato Tecnico-Scientifico, Rosario Faraci, docente al Dipartimento di Economia dell’Università di Catania, che nel suo lavoro verrà affiancato dall’avvocato Giuseppe Gitto e dal dottore commercialista Paolo Bonaccorso, che commenta i dati Movimprese. In provincia di Catania, infatti, se hanno chiuso i battenti 584 imprese, ne sono nate 279, pari al 3,72% nel suo complesso.  “Significa che in proporzione – spiega il docente universitario –  se pur c’è stata una mortalità importante, non è stata così marcata come nel resto del Paese e soprattutto non significativa rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Questo lascia intendere che ci sono margini per lavorare e rendere più forti le fragili imprese commerciali e per porre in essere iniziative che la pandemia Covid 19 ha stimolato. La preoccupazione più evidente resta quella finanziaria: si potranno affrontare le difficoltà solo con provvedimenti di urgenza emessi dal Governo,  come il differimento di tasse e imposte, e con iniezioni di liquidità che può mettere a disposizione attraverso il sistema bancario e quello europeo”. “Un autunno decisamente caldo – ha sottolineato Vittorio Messina –ma noi abbiamo la certezza che si ripartirà da Catania per la ricostruzione di un sistema economico che è stato devastato dalla Pandemia”. “L’aver indicato un Comitato  Tecnico-scientifico  è un elemento  di grande novità nel mondo associativo – aggiunge Michele Sorbera –  alle peculiarità del mondo imprenditoriale affiancheremo le competenze del mondo del Sapere per costruire una nuova idea di Commercio che sappia innovare e investire. Serve un’azione concertata con le amministrazioni, gli enti locali, le altre associazioni per ridare una grande speranza”. Oltre al presidente fanno parte della Giunta: il direttore Francesco Costantino, Felice Nania, vice presidente vicario, Rosario Barbagallo e Francesco  Musumeci vice presidenti, Fabio  Finocchiaro, Giusy Maccarrone, Elsa Doriana Briguglio, Vittoria Denaro, Francesco Russo, Sabrina Santonocito. Inoltre, è invitato permanente alla Giunta Filippo Guzzardi, nella qualità di componente della Giunta Camerale. “Assegnerò più avanti, una sorta di area di competenza – ha esordito  Claudio Miceli –  in modo da poter lavorare tutti con una visione di insieme che sia, allo stesso tempo, mirata per ogni settore di riferimento, che come sappiamo,  presenta ciascuno peculiarità non accomunabili ad altri”. “Sono convinto che questa Governance sarà in grado di dare un nuovo slancio vitale all’associazione – commenta Francesco Costantino – punteremo all’allargamento dei servizi, con grande interesse al mondo delle start-up, tenendo conto anche del particolare momento storico che stiamo vivendo, cercando di dare risposte qualificate, concrete, immeditate”.  La struttura operativa sarà capillarmente presente su tutti i comuni della provincia, con un rappresentante locale che dia un’assistenza completa e ogni informazione sulla vasta gamma di servizi che l’associazione offre, che vanno dalla mutua sanitaria, il patronato, il credito, i servizi innovativi che mettono al servizio dell’associato le nuove tecnologie.

DL Agosto: Confesercenti, CIG si complica ancora

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Dubbi su blocco licenziamenti, non può sostituire politiche attive

La Cig si complica ancora. Da quanto apprendiamo dalle bozze circolanti del Dl Agosto, a fronte di una benvenuta proroga degli ammortizzatori sociali, aumentano i costi di accesso e la complessità burocratica.  Un quadro reso ancora più difficile dalla previsione di un allungamento del blocco dei licenziamenti. Un intervento che suscita molte perplessità, perché sembra individuare nelle imprese un ‘sostituto’ delle politiche attive a favore dei lavoratori.

Così Confesercenti.  

La priorità delle piccole e medie imprese è senz’altro quella di mantenere il più possibile intatti i livelli occupazionali. Gli imprenditori però sono anche tenuti a fare scelte, procedendo a riorganizzazioni e, a volte, anche a chiusure delle attività.

Tutelare il lavoro è giusto, ma bisogna fare altrettanto per le imprese oggi in grave difficoltà. La soluzione non può essere quella di impedire licenziamenti obbligati dalle circostanze. Piuttosto, si devono garantire tutele e nuove opportunità a chi ha perso o perderà il lavoro. Misure come il blocco dei licenziamenti non fanno altro che spostare in avanti i problemi senza risolverli.

La priorità deve essere l’attuazione delle politiche attive collegate alla ridefinizione del tessuto imprenditoriale, mediante sostegni economici per la creazione di nuove strategie aziendali e di business da cui far derivare nuova occupazione. I lavoratori debbono trovare nelle politiche attive la soluzione al futuro. Il mantenimento della posizione professionale mediante divieto di licenziamento non fa bene all’economia del paese: è assurdo cristallizzare situazioni che non funzionano, impedendo di licenziare ad un’azienda che ne ha bisogno. Il blocco disposto durante l’emergenza non può diventare strutturale.

Ponte Genova, la presidente De Luise: Genova modello per tutti

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L’augurio è che da qui ripartano grandi opere e infrastrutture in tutta Italia. Un pensiero alle famiglie delle vittime

“Un fatto eccezionale. I tempi di realizzazione del nuovo Ponte di Genova siano da esempio per far ripartire l’intera Italia. Un modello che ha retto anche all’emergenza Covid e che mi auguro sia da stimolo per il Governo. È necessario, oggi più che mai, lavorare alle grandi opere e alle infrastrutture, indispensabili per modernizzare il Paese e rendere l’Italia più competitiva e in grado di attrarre ancora più turismo”.

Così la Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise nel giorno dell’inaugurazione del Ponte di Genova.

“Da genovese sono orgogliosa. La mia città ha saputo riorganizzarsi, si è rimboccata le maniche come sempre, e oggi riparte. Un caloroso pensiero va alle famiglie delle 43 vittime per le quali attendiamo di accertare rapidamente le responsabilità. Un pensiero anche a tutte le persone che hanno lavorato giorno e notte in questi mesi per permetterci di essere qui oggi e che hanno tenuto alto il valore dell’ingegno italiano. E non dimentichiamo il tessuto economico, le imprese di Genova, della città e del porto, che hanno subito danni notevoli e che speriamo possano tornare a lavorare e ad assumere”.

Dl agosto, Confesercenti: bene bonus consumi, ma discriminare uso contante non è scelta migliore

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Favorire pagamenti elettronici per tutti i settori

Dare una spinta ai consumi attraverso un bonus sugli acquisti per favorire i settori più colpiti dal lockdown e che faticano a ripartire è una buona cosa, tutto ciò che stimola la spesa delle famiglie è favorevole, ma discriminare l’utilizzo del pagamento in contanti forse non è la scelta migliore, soprattutto in un momento di incertezza come questo.

Così Confesercenti commenta l’ipotesi allo studio del Governo di un bonus, da inserire nel prossimo decreto di agosto, da erogare a chi fa acquisti con moneta elettronica, concentrato su alcuni comparti, fino a fine anno.

Siamo sempre stati contrari a una penalizzazione del denaro contante e al tempo stesso favorevoli all’incentivo all’uso della moneta elettronica, nell’ottica della modernizzazione del Paese. Prevedere, dunque, un meccanismo di detrazione di imposta per gli acquisti tracciabili, con carte e bancomat, è positivo ma se si vogliono favorire i pagamenti elettronici lo si faccia per tutte le transazioni commerciali e non limitatamente ad alcuni settori specifici. Bene, dunque, l’impulso al rilancio dei consumi ma la priorità è sostenere il lavoro, con la proroga della cassa integrazione e l’esonero dai contributi che premia le aziende che riportano i lavoratori in attività. Così come non ci si deve dimenticare dei settori del turismo particolarmente connessi alle presenze dei turisti stranieri che non potranno comunque, pur in presenza di incentivi, prevedere un ritorno alla normalità prima del 2021.

Animali: Aisad Confesercenti, Iva agevolata su alimenti animali domestici aiuto per famiglie e piccoli negozi provati dopo il lockdown

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Il presidente Camillini: “Un’imposta al 10% aiuterebbe la sopravvivenza di molti esercizi di settore”

Durante il lockdown per l’emergenza coronavirus gli alimenti per cani e gatti sono stati considerati beni essenziali, eppure su di essi c’è ancora l’Iva al 22%, la stessa applicata ai beni di lusso. Chiediamo al Governo che su di essi venga applicata l’Iva agevolata al 10%, per aiutare non solo le famiglie che hanno un animale domestico, quasi una su due, ma anche i proprietari di negozi di animali, messi duramente alla prova dall’emergenza coronavirus”.

Così Virgilio Camillini, presidente Aisad Confesercenti, l’Associazione italiana imprese settore animali domestici che aggiunge: “Questo periodo ha messo duramente alla prova il nostro Paese. Abbiamo famiglie che hanno visto drasticamente ridursi il loro bilancio familiare, alcuni hanno perso il lavoro. In questo quadro e con questa tassazione gli animali da compagnia rischiano di diventare un lusso che non tutti si potranno più permettere. Molti negozianti del nostro comparto, che già subivano la concorrenza di altre reti di vendita e a mala pena sopravvivevano, si vedranno costretti a chiudere, con conseguente crisi di ulteriori nuclei familiari”.

“Un’Iva agevolata andrebbe a vantaggio di tutti – sottolinea Camillini – dei proprietari di animali, di noi commercianti evitando a molti di abbassare definitivamente la saracinesca ed anche degli altri rami della filiera, dalla produzione alla distribuzione”.

“Come ogni anno mi unisco agli appelli – conclude il Presidente Aisad – contro l’abbandono degli animali durante il periodo estivo. Circa il 30% degli abbandoni si verifica proprio in concomitanza dell’estate. Ricordo che oltre ad essere un gesto deplorevole è vietato i sensi dell’art. 727 del codice penale. Quindi buone vacanze con i vostri amici a quattro zampe”.

Grandi città d’arte non ripartono. “Servono zone speciali”

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Centri storici vuoti, sparite 34 milioni di presenze e 7,6 miliardi di euro di spese. E con allungamento smartworking  si perderanno altri 1,7 miliardi di euro.

“Istituire zone franche speciali per sostenere le imprese: attività ricettive, ristoranti, bar e negozi rischiano di saltare, soprattutto nei centri storici’

Le grandi città d’arte non ripartono. L’assenza dei turisti stranieri sta mettendo in ginocchio l’economia delle città d’arte italiane, in particolare di quelle maggiori. Roma, Venezia, Firenze, Torino e Milano, che insieme valgono oltre un terzo del turismo italiano, si apprestano a perdere nel 2020 quasi 34 milioni di presenze turistiche dall’estero, con conseguenze importanti per tutta l’economia cittadina, soprattutto per le imprese dei centri storici. Lo stop dei visitatori causerà infatti una perdita di 7 miliardi di euro circa di spese turistiche complessive, di cui 4,9 miliardi a carico del settore alloggio, della ristorazione e delle attività commerciali e dei servizi.

A lanciare l’allarme è Confesercenti, su elaborazioni condotte sulla base delle previsioni di Tourism economics. Stime conservative, che potrebbero rivelarsi ottimistiche in assenza di un avvio del recupero del flusso di viaggiatori entro la fine dell’anno.

Il calo di visitatori. La maglia nera va a Venezia: per la millenaria Serenissima, simbolo del turismo Made in Italy e solitamente tra le mete più ambite a livello globale, si prevede una diminuzione di -13,2 milioni di presenze, per un totale di 3 miliardi di euro di spesa turistica perduta. Segue Roma: per la Capitale le previsioni sono di 9,9 milioni circa di presenze in meno e 2,3 miliardi di consumi dei viaggiatori sfumati. A Firenze le perdite si attesteranno su -5 milioni di presenze e -1,2 miliardi circa di consumi; a Milano la contrazione di presenze dovrebbe invece arrivare sfiorare i 4 milioni in meno, mentre per i consumi sarà superiore ai 900 milioni di euro. A Torino, invece, si stima un calo di oltre 800mila presenze e di 186 milioni di euro di spese turistiche in meno.

L’aggravante smartworking. Alla flessione dei turisti stranieri – non compensati dagli italiani, che hanno preferito mete balneari e borghi – va sommato il contributo negativo derivante dal permanere di una quota elevata di lavoratori ancora in smartworking. Una quota destinata a non diminuire troppo fino alla fine dell’anno, visto il prolungarsi dello stato di emergenza e le incertezze complessive. In queste 5 città, che registrano oltre 6,5 milioni di occupati totali, stimiamo un 13% di lavoratori agili, la cui assenza dai luoghi di lavoro sta causando la perdita di circa 250 milioni di euro al mese di spese per alloggio e ristorazione. Fino a fine anno, l’effetto smartworking farebbe perdere a queste imprese 1,76 miliardi di euro.

Il turismo sta pagando un prezzo molto alto per l’emergenza scatenata dal Covid. Un duro colpo che si avverte in modo particolare nelle grandi città d’arte. Qui il combinato disposto di frenata dei viaggiatori e allungamento del lavoro agile rischia di far saltare i sistemi imprenditoriali locali. Soprattutto quelli legati alla spesa turistica: dai ristoranti ai bar, fino ai negozi dei centri storici”, spiega Patrizia De Luise, Presidente nazionale Confesercenti.

E’ una situazione di gravità eccezionale, che richiede misure straordinarie”, conclude De Luise. “Per questo chiediamo di istituire delle zone franche urbane speciali nei centri storici dei Comuni di interesse culturale ad alto flusso turistico, che sono i più colpiti dall’onda lunga della crisi scatenata dall’emergenza Covid. Le zone franche dovrebbero consentire alle imprese che vi operano di godere di un sostegno speciale, sotto forma di un contributo da usare in compensazione dei versamenti tributari e contributivi. In questo modo daremmo un po’ di ossigeno ad attività ricettive, servizi turistici, imprese del commercio e di ristorazione e bar, adesso in asfissia. Senza un intervento, migliaia di PMI rischiano di saltare come birilli”.

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Confesercenti – SWG, saldi al via in tutta Italia. Pubblico in crescita, acquisti per 6 italiani su 10

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Ma il budget previsto scende a 116 euro a persona

Saldi estivi finalmente al via. Dopo l’apertura anticipata di Sicilia e Calabria (il primo luglio), Campania (21 luglio) e Piemonte, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia (la scorsa settimana), oggi sabato primo agosto le vendite di fine stagione partono in tutte le restanti regioni d’Italia.

Le prospettive sono timidamente positive, con un interesse dei consumatori in crescita: 6 italiani su 10 hanno già deciso di acquistare (o già acquistato, nelle regioni in cui le vendite sono già partite). Un dato quasi doppio rispetto al 33% registrato in occasione dei saldi estivi dello scorso anno. In calo, invece, il budget medio previsto per gli acquisti, che passa a 116 euro, il 20% in meno di quanto allocato lo scorso anno (146 euro).

È quanto emerge dal consueto sondaggio Confesercenti-SWG sui saldi di fine stagione, condotto su un campione di mille consumatori e di 600 imprese del commercio di abbigliamento e calzature.

Data d’avvio e promozioni pre-saldo. Il confronto con lo scorso anno è condizionato dallo spostamento delle date di partenze. Solitamente, infatti, i saldi estivi prendono il via il primo weekend di luglio, mentre quest’anno la Conferenza Stato Regioni ha deciso di posticipare l’apertura delle vendite a saldo al primo agosto, vista la ripartenza difficile: nei due mesi di riapertura piena delle attività (giugno e luglio) le imprese del settore hanno registrato un calo medio del 26% del fatturato. La scelta di posticipare i saldi, però, ha diviso i commercianti: il 50% condivide lo spostamento, mentre il 33% si è detto contrario. Due negozi su dieci, proprio per questo, hanno praticato promozioni pre-saldo nel mese di luglio.

Dove si compra. Anticipi o no, i consumatori sembrano comunque orientati a sfruttare l’occasione dei saldi su più canali di vendita. Con buone previsioni per i negozi indipendenti: il 29% segnala di voler compiere qui i propri acquisti, una quota di poco inferiore a chi sceglie le grandi catene (33%). Il 26% comprerà anche in un outlet, mentre il 16% si rivolgerà ad un negozio di un brand in franchising. Farà shopping online, invece, un quarto (25%) degli intervistati.  

Cosa si acquista. Scarpe e magliette saranno i prodotti più ricercati: le calzature sono nella lista degli acquisti da fare del 56% dei consumatori che parteciperanno ai saldi, il 48% per le magliette. Percentuali più alte del solito, indice forse di ‘acquisti rimandati’ negli ultimi mesi. Seguono, nei desideri dei clienti, camicie e camicette (indicate dal 32%), intimo (26%) e costumi (18%).

“Quest’anno i saldi estivi sono un’ottima occasione per i clienti”, spiega Fabio Tinti, Presidente nazionale di Fismo Confesercenti. “I negozi hanno un vasto assortimento e offrono sconti più alti del solito, anche per cercare di recuperare parte della liquidità persa durante il lockdown e contenere i danni di un anno difficile: i consumatori troveranno, presso i negozi, la qualità di sempre a prezzi mai visti. In gioco c’è il futuro della rete dei negozi di moda: fondamentale sarà che anche il governo dia una mano, estendendo ad esempio al commercio i benefici fiscali previsti per le rimanenze di magazzino di prodotti ad alta stagionalità”.