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Mattarella: ‘Il suo ricordo impone di guardare alla realtà con spirito di verità”

Sono trascorsi 30 anni da quando, domenica 19 luglio 1992, in via Mariano D’Amelio a Palermo, la mafia fece esplodere una Fiat 126 imbottita di tritolo uccidendo il procuratore aggiunto, Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e ferì gravemente l’agente Antonio Vullo.

Le manifestazioni in ricordo della strage di via d’Amelio, saranno all’insegna del silenzio; su di esse, infatti, pesa la recente sentenza del tribunale di Caltanissetta che ha dichiarato la prescrizione del reato di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra per due poliziotti e ne ha assolto un terzo a conclusione del dibattimento  sul cosiddetto depistaggio delle indagini con l’uso del falso pentito Vincenzo Scarantino.

Il  presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il suo ricordo impone di guardare alla realtà con spirito di verità, dal quale l’intera comunità non può prescindere. Quell’anelito di verità che è indispensabile nelle aule di giustizia affinché i processi ancora in corso disvelino appieno le responsabilità di quel crudele attentato e degli oscuri tentativi di deviare le indagini, consentendo così al Paese di fare luce sul proprio passato e poter progredire nel presente”.

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