Confesercenti Torino: “Rosso, arancione, o…? L’indegna arlecchinata sulla pelle dei commercianti”

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Il presidente Banchieri: “Sempre peggio, nessun rispetto per chi lavora”

“Ieri abbiamo assistito a un altro incredibile balletto a danno di decine migliaia di commercianti: un comportamento inaccettabile”: così Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti, sul pomeriggio vissuto da commercianti e cittadini in attesa delle decisioni sui colori regionali.
“Già del primo pomeriggio – continua – sembrava chiaro che il Piemonte sarebbe stato collocato in fascia arancione da martedì prossimo: le stesse istituzioni locali sembravano avvalorare questa previsione. Poi si è detto lunedì e infine sono state escluse Torino e Cuneo. E ovviamente la responsabilità non è degli organi di stampa che fanno il loro mestiere di dare e, se possibile anticipare, le notizie. Rimane il fatto che ancora una volta commercianti (e cittadini) sono stati trattati in modo irrispettoso per non dire altro. In fondo che cosa importa se migliaia di operatori per tutto il giorno hanno sperato di poter tornare a fare il loro lavoro? Una speranza basata su anticipazioni che un’origine la devono pur avere. Invece si è tessuta una tela di Arlecchino: ma Arlecchino faceva il buffone e non pretendeva di governare. Se questo è l’andazzo, aspettiamoci altri capolavori. Ci sono ancora tanti colori e tante province: le combinazioni possono essere infinite”.

Confesercenti Abruzzo, Sulmona: “Basta accanimento su bar e ristoranti. Il Governo deve cambiare passo”

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Il Referente Leonarduzzi: “Riaprire le attività in sicurezza e con sostegni economici concreti alle imprese”

Per la Confesercenti di Sulmona da troppo tempo le misure approvate dai vari governi del nostro Paese scaricano l’emergenza sanitaria su un’unica categoria: i pubblici esercizi. Le imprese della somministrazione, ristoranti, bar, pub e pizzerie, sono costrette a restare chiuse anche se gli indici dei contagi scendono. È davvero una situazione insostenibile e un accanimento che si fa fatica a comprendere.

“Le nostre imprese sono chiuse ormai da troppo tempo – ha dichiarato Pietro Leonarduzzi, referente di Confesercenti – E con questo andamento delle chiusure anche ad aprile, si condannano gli imprenditori ad ulteriori perdite di fatturato, avvicinando sempre di più il rischio concreto di non essere in grado di riaprire al termine dell’emergenza”.
La Confesercenti di Sulmona, anche per ridare slancio ad un territorio vessato da una profonda crisi economica, si aspettava un cambio di passo o, quantomeno, il via libera contestuale a provvedimenti legislativi con indennizzi alle imprese costrette a chiudere. Invece, l’Associazione è constata che così non è. L’Organizzazione di categoria è consapevole che la priorità è la salute pubblica. “Ma chiediamo al Governo di sostenere le imprese immediatamente e non tra alcune settimane – aggiunge Leonarduzzi – Perché questo è il tempo di accompagnare i provvedimenti di chiusura a misure concrete di ristoro per le attività, di accelerare con il piano vaccini che continua a non registrare i numeri tanto attesi”.

Per la Confesercenti è profondamente ingiusto che a pagare il prezzo altissimo dell’emergenza sanitaria siano soltanto i pubblici esercizi. Per una Città come Sulmona, le vetrine abbassate danno il segno di decadimento e di affanno economico generalizzato su tutto il territorio. Ecco perché tutti gli sforzi del Governo nazionale e anche delle Amministrazioni regionali e comunali devono avere l’obiettivo di portare le imprese fuori dalla pandemia con una vera azione di salvaguardia degli apparati produttivi a difesa dell’economia aziendale e dell’occupazione.

Covid -19. Palermo e provincia zona rossa fino al 22 aprile. Confesercenti Palermo convoca per domani una giunta provinciale urgente per decidere le azioni da mettere in campo

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“Riteniamo necessario che il prefetto di Palermo convochi i rappresentanti delle Istituzioni e delle parti sociali per fare chiarezza sullo stato dell’emergenza pandemica a Palermo”. Lo dice Confesercenti Palermo che per domani ha già convocato una riunione urgente della giunta provinciale per discutere di questa e delle altre azioni da mettere in campo. Secondo l’organizzazione che in provincia di Palermo rappresenta migliaia di imprese del commercio, del turismo, dell’artigianato e dei servizi, “serve più chiarezza sui numeri e sulle scelte che vengono adottate. Non può esserci spazio in questo momento per bracci di ferro politici e per decisioni calate dall’alto. Si apra subito un tavolo di confronto se si vogliono evitare conseguenze economiche e sociali devastanti”.

Confesercenti Torino organizza il convegno “Well – Welfare e lavoro, un’esperienza di disseminazione del welfare aziendale”

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Il Direttore Chiama: “La diffusione del welfare nelle piccole e piccolissime aziende è limitata dalle stesse dimensioni aziendali e pone quindi problematiche particolari, per questo abbiamo pensato che fosse utile affrontare la questione proprio da questo specifico punto di vista”

“Well – Welfare e lavoro, un’esperienza di disseminazione del welfare aziendale”: è questo il titolo del convegno organizzato da Confesercenti per martedì prossimo, 13 aprile, in diretta Facebook i lavori possono possono essere seguiti su:

https://www.facebook.com/ConfesercentiTorino
https://www.facebook.com/WellConfesercentiTo

Sarà l’occasione per approfondire le tematiche legate al welfare e per tracciare un primo bilancio di “Well – Welfare e lavoro”, un progetto attivato dall’associazione per promuovere la diffusione del welfare aziendale nelle micro e piccole imprese.
“La diffusione del welfare nelle piccole e piccolissime aziende come la stragrande maggioranza di quelle del settore commercio – spiega Carlo Chiama, direttore di Confesercenti, che ha seguito il progetto – è limitata dalle stesse dimensioni aziendali e pone quindi problematiche particolari rispetto alla situazione che caratterizza le aziende maggiori. Per questo abbiamo pensato che fosse utile affrontare la questione proprio da questo specifico punto di vista. I risultati di un anno di attività che prenoteremo nell’incontro di martedì sono particolarmente incoraggianti”.
“Well-Welfare e lavoro” è il progetto che Confesercenti Torino e provincia sta realizzando grazie al finanziamento della Regione Piemonte sul FSE – Fondo Sociale Europeo, nell’àmbito dell’ampia Strategia “WE.CA.RE. Welfare Cantiere Regionale” a favore di una diffusione del welfare ampia, articolata e tale da coinvolgere e mettere in rete più soggetti. Confesercenti si propone pertanto come soggetto promotore e moltiplicatore di attività di diffusione del welfare, con una particolare attenzione affinché le imprese, grazie all’accompagnamento sul tema condotto, siano stimolate ad attivare concrete iniziative di welfare, anche cogliendo le opportunità di finanziamento che la Regione mette a disposizione.

Ecco il programma del convegno

SALUTI ISTITUZIONALI
Chiara Caucino, Assessora alle Politiche della Famiglia, dei Bambini e della Casa, Sociale, Pari Opportunità della Regione Piemonte
Giancarlo Banchieri, Presidente di Confesercenti Torino e provincia

IL PROGETTO WELL
L’impegno di Confesercenti a favore del welfare aziendale nella piccola e piccolissima impresa
Carlo Chiama, Direttore di Confesercenti Torino e provincia
Prendere consapevolezza per attivare una efficace disseminazione del welfare aziendale
Deana Panzarino, welfare manager EXAR Solutions

DAL WELFARE AZIENDALE AL WELFARE TERRITORIALE: ALCUNE RIFLESSIONI
Giovanni Ferrero, Direttore della Consulta Persone in Difficoltà
Giorgio Merlo, Docente al corso di Laurea Magistrale Politiche e servizi sociali dell’Università di Torino
Alberta Pasquero, Past President S.&T. soc.coop.

WELFARE E PANDEMIA COVID-19: SFIDE E PROSPETTIVE
Cesare Damiano, Presidente dell’Associazione Lavoro&Welfare, Consigliere di Amministrazione INAIL
Franca Maino, Direttrice del Laboratorio Percorsi di secondo welfare; Professoressa Associata di Scienza Politica presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano
Elvira Massimiano, responsabile dell’Ufficio Politiche del Lavoro e Rapporti Sindacali di Confesercenti

MODERA
Monica Andriolo, progettista e valutatrice

Confesercenti Campania, Fiesa: sempre in prima linea al fianco delle imprese

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Quella del 7 aprile è stata una giornata emblematica per le imprese della Provincia di Caserta che, ordinatamente, hanno manifestato tutto il loro malessere davanti alla Prefettura della Città

Imprenditori e dirigenti dell’Associazione hanno aderito, senza esitazione alcuna, alla manifestazione “Portiamo le imprese fuori dalla pandemia”, la giornata di mobilitazione indetta da Confesercenti Nazionale.
Fiesa Confesercenti ha voluto far sentire la sua voce soprattutto a chi ancora non si è reso conto di quanto grave sia la situazione attuale per le imprese colpite irrimediabilmente da questa lunga e perdurante emergenza Covid-19.

A Caserta, la presenza in piazza dei rappresentanti delle categorie interessate, pur con l’osservanza dei protocolli sanitari dovute al momento contingente, ha permesso di raccogliere quelle voci di imprenditori, spesso inascoltati, che all’unisono hanno chiesto e chiedono ristori e riaperture urgenti e utili alla sopravvivenza delle stesse e alla salvaguardia della produzione e dell’occupazione. Ma hanno chiesto e chiedono anche e soprattutto “respiro”: respiro dai rigidi vincoli imposti dalle norme sanitarie; respiro dalle chiusure difficili se non impossibili da comprendere; respiro dalla morsa delle tassazioni sempre più opprimenti; respiro, per poter tornare a vivere decorosamente del proprio lavoro.

Quelle raccolte da Fiesa Confesercenti di Caserta sono voci, forti e decise, anche per respingere ogni forma di usura: quel male sommerso troppo diffuso, contro il quale tutti gli imprenditori lottano per non cadere nelle strette maglie degli usurai.

Confesercenti Veneto Centrale, Fismo: il 70% delle P. IVA fuori dal decreto sostegni

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L’allarme del comparto moda: dallo Stato solo le briciole, a fronte di perdite drammatiche. I commercianti sono stanchi, delusi e arrabbiati

Nel 2020 le perdite del settore moda vicentino hanno sfiorato, secondo l’Osservatorio Economico Confesercenti, quasi il 50% . I negozi di abbigliamento e calzature hanno visto dimezzarsi il fatturato abituale, e l’anno nuovo non sta portando con sé significativi miglioramenti. Anzi: «Passano i giorni e non vediamo luce in fondo al tunnel» dichiara la presidente di Fismo Confesercenti Veneto, Linda Ghiraldo.
Le perdite sono state enormi: lo dimostrano, al di là delle percentuali, i dati sul fatturato delle attività. C’è chi ha perso quasi 30mila euro e si vedrà corrispondere, grazie al Decreto Sostegni, meno di 2500 euro. Ma ci sono anche attività che hanno perso altre 16 mila euro al mese e si vedranno corrisposti 6.700 euro! Le briciole.

E al danno si aggiunge la beffa: secondo la Fismo Confesercenti, che rappresenta le imprese del settore moda, il Decreto Sostegni lascia fuori dai contributi il 70% delle partite iva.
«Non era forse più giusto ed equo calcolare i sostegni in base proporzionale al calo del fatturato? – incalza Ghiraldo – non era più realistico? Noi diciamo che poteva esserlo, ma così non è stato, purtroppo. E quindi assisteremo ad una messa a disposizione di risorse economiche che in gran parte rimarranno ferme nelle casse dello Stato e, aldilà dei proclami, non avranno nessun effetto leva su mondo delle piccole e medie imprese che rappresentiamo. Occorre fare di più molto di più e iniettare risorse nelle imprese, tracciandone il reale utilizzo, che sia esclusivamente destinato al sostegno in beni materiali per ogni singola attività».
Per la Fismo Confesercenti occorre dare l’opportunità di posticipare la data del fine moratoria per i finanziamenti in corso poiché se fino ad oggi le nostre imprese sono “anestetizzate” dalle misure messe in campo all’inizio della pandemia. Rimane la forte preoccupazione che alla fine di questo periodo molti saranno in ancor più difficoltà e affanno nel proseguire il loro lavoro.
Occorre, poi, accelerare la campagna vaccinale rinunciando alla comunicazione del “faremo e saremo in grado di”, privilegiando la comunicazione del “abbiamo fatto”. Le migliaia di imprese del commercio ogni giorno inventano iniziative nuove, implementano i propri codici Ateco pur di aprire sempre e comunque in sicurezza, anche perché la merce che è nei negozi va venduta e poi pagata. Nessuno si può permettere di interrompere il ciclo produttivo che fa di tutti noi un anello essenziale dell’intero sistema Paese.
Le richieste della Fismo si agganciano a quelle di Confesercenti che, lo scorso 7 aprile, ha indetto una mobilitazione nazionale a difesa e rilancio del comparto commercio.

 

Vendite, Confesercenti: “Rimbalzo di febbraio non basta, con zone rosse commercio al dettaglio a picco”

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Senza decreto imprese dedicato il comparto rischia di implodere

Con le zone rosse il commercio al dettaglio va a picco. La lettura dei dati Istat sulle vendite di febbraio conferma, ancora una volta purtroppo, la drammaticità della situazione per le imprese del commercio, sfociata proprio in questi giorni nella protesta diffusa organizzata da Confesercenti in tutte le regioni d’Italia. Nonostante il recupero sul dato di gennaio, infatti, il confronto con febbraio dello scorso anno, ed ancora di più col primo bimestre in cui il lockdown non era ancora operativo, è impietoso: una caduta verticale delle vendite in volume di quasi l’8% nei primi due mesi di quest’anno.

Così l’Ufficio economico Confesercenti commenta, in una nota, i dati diffusi da Istat sul commercio al dettaglio di febbraio.

La situazione è, come noto, particolarmente grave per il comparto non alimentare (-12,4% in volume nel bimestre gennaio-febbraio) e per le imprese operanti su piccole superfici: – 12,3% la media e – 16% il non alimentare in volume, secondo le nostre stime. Significativa anche la caduta del commercio al di fuori dei negozi, che include quello su aree pubbliche: un crollo, in volume, di quasi 14 punti. Tra i comparti del non alimentare, continua la crisi dell’abbigliamento e calzature, con oltre 11 punti percentuali in meno rispetto allo scorso anno, ma in generale il segno meno riguarda tutti i comparti, eccetto quelli relativi alle tecnologie. Mentre prosegue imperterrito il galoppo dell’online, che mette a segno un incremento mensile di quasi il 36% rispetto a febbraio scorso, continuando ad erodere risorse e quote di mercato.

Le limitazioni imposte in quasi quattrocento giorni di restrizioni hanno trasferito milioni di consumi sull’online e stremato gli esercizi di vicinato: sarà difficile, con queste prospettive, mantenere per il futuro il patrimonio capillare rappresentato dalle imprese sui nostri territori. Per questo lo ribadiamo con forza al Governo: senza un Decreto Imprese dedicato il comparto rischia di implodere, occorrono sostegni adeguati alle perdite realmente subite e ai costi fissi sostenuti insieme a misure mirate per il credito e soprattutto una pianificazione per permettere alle attività di ripartire, quanto prima, in sicurezza. E’ imprescindibile: salvaguardare il lavoro ed innescare la ripartenza del Paese è possibile solo sostenendo le imprese, diversamente il motore dell’economia non potrà riavviarsi.

Dl Sostegni, Assoturismo in audizione al Senato: risorse e programmazione insufficienti

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“Senza un piano di sostegno l’industria turistica, nel suo complesso, rischia di uscire decimata dalla crisi innescata dal Covid”. Lo ha affermato il presidente di Assoturismo, Vittorio Messina, nel corso dell’audizione sul decreto Sostegni svoltasi al Senato.

“Senza una vera programmazione – ha detto – non potrà esserci una reale ripartenza turistica: sconfiggere questa terribile crisi sanitaria deve andare di pari passo con la necessità di garantire certezze e un futuro a migliaia di imprese della filiera turistica”. “Serve – ha ribadito – un piano preciso, capire le strategie che si stanno mettendo in campo per riprendere a lavorare”.

Messina ha sottolineato, inoltre, che per quanto riguarda il bonus vacanze “vi è la necessità che si possa utilizzare in maniera più rapida senza farraginosità”. Secondo l’associazione, i contributi a fondo perduto erogati fino ad ora alle imprese per sostenere l’impatto della crisi si sono rivelati del tutto insufficienti ed anche i tempi di erogazione hanno subito gravi ritardi. Ed anche il nuovo provvedimento ha una dotazione di risorse “del tutto insufficiente”: “si calcola – ha spiegato – che sarà sufficiente per un ristoro medio di circa 3.700 euro ad impresa. Sommando ‘ristori’ e ‘sostegni’, le risorse destinate alle imprese mediamente non superano il 7% del volume di affari perso, e non sono sufficienti a coprire nemmeno i costi fissi e le spese di gestione”.

Il documento di Assoturismo

 

A Carpi si mobilitano i commercianti, Confesercenti Terre D’Argine in prima linea per dialogare con l’Amministrazione

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Il Presidente Pacchioni: “Chiederemo al Sindaco di farsi portavoce con i massimi livelli governativi di quello che è un vero e proprio “grido di dolore” delle attività del territorio”

L’associazione Carpi C’è domani mattina viene ricevuta dal Sindaco Bellelli. Confesercenti Terre d’Argine sarà presente per ribadire a livello locale le richieste avanzate nella protesta nazionale di ieri: “Sono necessari sostegni urgenti, adeguati alle perdite subite dalle imprese, e l’accelerazione della campagna vaccinale”

“Domani – insieme all’associazione Carpi c’è, che riunisce i commercianti del centro storico – chiederemo al Sindaco di farsi portavoce con i massimi livelli governativi di quello che è un vero e proprio “grido di dolore” delle attività del territorio – spiega Wainer Pacchioni, Presidente Confesercenti Terre d’Argine.

“Gli attuali sostegni sono insufficienti per sanare le perdite reali dei commercianti e, al contempo, ci impongono di tenere le serrande abbassate. Finora le logiche che hanno governato le chiusure ci paiono incomprensibili e inique e occorre pianificare con urgenza le riaperture. Serve un piano per ripartire: vogliamo tornare a lavorare e possiamo farlo subito in sicurezza”, conclude Pacchioni.

Confesercenti Abruzzo, Fiesa “Portiamo le imprese fuori dalla pandemia”: giornata di mobilitazione per uscire dall’emergenza

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L’Associazione: “Le imprese hanno bisogno di sostegni adeguati, di credito immediato e di un piano per ripartire in sicurezza”

Ieri, 7 aprile, la Fiesa Confesercenti Abruzzo e Molise, con la riunione in videoconferenza della Presidenza allargata, convocata dal Presidente Vinceslao Ruccolo, ha aderito alla manifestazione “Portiamo le imprese fuori dalla pandemia”, la giornata di mobilitazione diffusa indetta da Confesercenti Nazionale per dare voce, attraverso iniziative in tutte le Regioni italiane, alle necessità e alle richieste delle attività economiche: sostegni adeguati alle perdite realmente subite e ai costi fissi sostenuti, credito immediato e un piano per permettere alle imprese di riaprire in sicurezza. Le proposte sono oggetto di una petizione online, che è possibile sottoscrivere su www.confesercenti.it.

All’iniziativa di Fiesa Confesercenti hanno partecipato imprenditori del settore alimentare che, in prima linea, hanno vissuto e vivono sul fronte dell’emergenza Coronavirus e della difficilissima gestione dei protocolli sanitari per la salvaguardia sia degli operatori che dei clienti. Presenti alla Videoconferenza di Fiesa Confesercenti, Daniele Erasmi e Lido Legnini, rispettivamente Presidente e Direttore di Confesercenti Abruzzo, e il Direttore regionale di Fiesa, Angelo Pellegrino.

L’Associazione degli esercenti specialisti dell’alimentazione ha tenuto a sottolineare che per gli imprenditori non è più sopportabile che le attività economiche siano sottoposte a restrizioni ormai da 395 giorni e ogni giorno di chiusure in zona rossa brucia ulteriori 80 milioni di euro di fatturato. L’accelerazione della campagna vaccinale è necessaria ma non basta. Gli imprenditori presenti hanno chiaramente detto che le imprese hanno bisogno di sostegni adeguati, di credito immediato e di un piano per ripartire in sicurezza. Forte è stato l’appello degli operatori del settore alimentare, che hanno inteso ribadire che tutti gli sforzi del Governo nazionale e delle Amministrazioni regionali siano indirizzati a portare le imprese fuori dalla pandemia con una vera azione di salvaguardia degli apparati produttivi a difesa dell’economia aziendale e dell’occupazione. Per questi motivi, per Fiesa Confesercenti Abruzzo e Molise, serve un “Decreto Imprese” dedicato che preveda sostegni adeguati alle perdite realmente subite e ai costi fissi sostenuti, misure per il credito e soprattutto un piano per permettere alle attività di ripartire in sicurezza. Le imprese sono il motore dell’economia e del lavoro. Solo se queste ripartono, riparte l’intero Paese.