Confesercenti Veneto Centrale: nuova ordinanza della Regione Veneto

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Si ripete anche nel Veneto l’ingiusto trattamento tra le piccole attività commerciali delle gallerie all’interno dei centri commerciali (chiuse al sabato) e le grandi strutture di vendita isolate, anche se a ridosso del centro commerciale, (aperte il sabato)

Si ritornano ad aprire le grandi strutture di vendita ai danni dei negozi dei centri commerciali. Si ripete anche nel Veneto l’ingiusto trattamento tra le piccole attività commerciali delle gallerie all’interno dei centri commerciali (chiuse al sabato) e le grandi strutture di vendita isolate, anche se a ridosso del centro commerciale, (aperte il sabato).

Ancora poco chiare le responsabilità dei gestori per eventuali assembramenti all’esterno dei locali. Chiarissime invece le sanzioni per il mancato rispetto del cartello indicante il numero massimo di compresenze all’interno ed il mancato rispetto dello stesso.

No, non va bene. Sia chiaro il provvedimento della Regione Veneto ricalca quello del governo nazionale per le aree gialle però si poteva continuare almeno ad evitare la ingiusta situazione per cui le grandi strutture di vendita isolate potranno aprire da domani tutti i sabati mentre i negozi nelle gallerie commerciali dei centri commerciali dovranno rimanere chiusi.

Restano esclusi ovviamente dalle chiusure prefestive gli alimentari le farmacie parafarmacie edicole e tabaccai.

Rimangono ovviamente attivi per intero i mercati al sabato mentre alla domenica viene confermato il tutto chiuso ad eccezione delle attività prima descritte.

Dispiace che, come al solito, i provvedimenti scattano 12 ore dopo essere stati comunicati mettendo in confusione commercianti, consumatori e obbligando le strutture commerciali di medie dimensioni a riorganizzare in poche ore tutto il personale dipendente per riaprire l’attività domani mattina.

Per quanto riguarda la responsabilità dei gestori per evitare assembramenti all’esterno dei locali non è ancora chiara. Se da un lato infatti è chiarissimo che il gestore deve esporre all’esterno dei locali cartelli ben visibili di quante persone possono entrare nonché cartelli che segnalino l’obbligo delle distanze e del divieto di assembramento e dell’obbligo dell’uso della mascherina, dall’altro viene richiamato l’obbligo di verifiche periodiche ,del titolare o dei collaboratori, volte ad evitare assembramenti ed a far rispettare l’obbligo della mascherina.

Confesercenti ricorda che un gradissimo numero di negozi hanno dimensioni minime e che la coda dei clienti in attesa si estende in area pubblica, rendendo quindi impossibile ogni intervento del gestore anche se di verifica (e poi con quali poteri potrà far rispettare gli obblighi?). A meno che non si chiarisca che le sanzioni siano applicabili solo per il mancato rispetto degli obblighi previsti (cartello e nr. compresenze) all’interno del negozio.

Confesercenti Modena, Fiarc: la protesta degli agenti di commercio esclusi dai codici Ateco del Decreto Ristori

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Il Presidente Calanca a tutti i parlamentari eletti in provincia di Modena: “Fate inserire anche la nostra categoria degli agenti di commercio nel Decreto Ristori, è tra le più colpite dalle disastrose conseguenze economiche della pandemia”

Segnalo che, ad oggi, siamo stati “dimenticati” dai provvedimenti economici predisposti dal Governo a sostegno dei vari operatori economici. Siamo più che disponibili ad approfondire le motivazioni della nostra richiesta e lanciamo un appello a tutti i parlamentari eletti in provincia di Modena affinchè si attivino per far includere anche il nostro codice Ateco nei Ristori”, spiega Mario Calanca Presidente Provinciale FIARC, Federazione Italiana Agenti e Rappresentanti di Commercio Confesercenti Modena.

Il Decreto Ristori ha infatti introdotto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti operanti nei settori economici colpiti dalle limitazioni operative previste dal DPCM del 24 ottobre 2020, individuati da specifici codici attività (ATECO). La categoria degli agenti di commercio ne è però stata ingiustificatamente e iniquamente esclusa.

Si pensi ad esempio agli Agenti e rappresentanti di commercio del settore Ho.Re.Ca. (Hotel, Restaurant, Catering), le cui attività sono limitate in modo rilevante dalla sospensione dei servizi della ristorazione cui essi si relazionano contrattualmente (ristoranti, bar, locali serali, catering). Oppure agli Agenti del settore turismo, che rappresentano un importante anello funzionale della filiera dell’intermediazione e organizzazione di pacchetti turistici o, ancora, alla categoria degli Agenti e rappresentanti collegati ad Eventi, Manifestazioni e Cerimonie.

“Chiediamo con forza un intervento tempestivo di diretto interesse per le categorie professionali degli agenti di commercio, dei consulenti finanziari, degli agenti in attività finanziaria, dei collaboratori di AAF e SMC e delle aziende mandanti, che sono tra le più colpite economicamente dagli effetti della pandemia e assolutamente non “ristorate” in modo adeguato dai provvedimenti del Governo fin qui emanati. Chiediamo poi la costituzione di un Fondo ad hoc, destinato all’esclusivo ristoro della categoria degli Agenti e rappresentanti di commercio della distribuzione, avente una disponibilità di almeno euro 300 milioni e la costituzione contestuale di un tavolo di confronto con le Associazioni datoriali, finalizzato al costante dialogo tra le parti per l’ottimizzazione dei criteri di distribuzione dei ristori e l’immediata risoluzione di possibili criticità emergenti. Infine si dovrebbe destinare un Fondo unico per la categoria, che destini risorse agli Agenti e rappresentanti di commercio cogliendo appieno l’effettiva contrazione del fatturato”, conclude il Presidente Provinciale FIARC, insieme agli esponenti di Anasf, Assopam e Federagenti.

Istat, Confesercenti: crolla la fiducia di imprese e consumatori. Per imprese turistiche e commercio tradizionale è crisi profonda

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Modernizzazione e sostegni articolati per il rilancio

 

Nonostante la caduta del clima di fiducia a novembre fosse un evento largamente atteso – dopo il Dpcm del 3 novembre in cui si individuavano le diverse articolazioni delle restrizioni per tipologia di situazione sanitaria e per il peggioramento, in generale, della situazione pandemica – per alcuni versi i dati sono peggiori delle aspettative.

Così l’Ufficio economico Confesercenti commenta i dati diffusi oggi da Istat sulla fiducia di novembre.

D’altra parte, la seconda ondata del virus sta avendo conseguenze sanitarie rilevantissime in tutta Europa. Prendono piede i timori di una crisi che non si supererà in tempi brevi, mettendo a rischio un numero elevato di posti di lavoro. Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in calo, mentre le attese sulla situazione economica dell’Italia crollano: l’indice medio scende di oltre 3,5 punti, ma emerge forte la preoccupazione per il clima economico complessivo (- 8 punti) e per il futuro (-5).

La situazione presentata dalle imprese è diversificata e coerente con il fatto che le attuali restrizioni (a prescindere dal colore) riguardano sostanzialmente il settore terziario. Pertanto sono queste imprese, in particolare le turistiche – ricettività e pubblici esercizi – insieme a quelle di piccole dimensioni del comparto distributivo a segnalare le maggiori difficoltà e a far emergere una crisi molto profonda. Per le imprese turistiche, infatti, si registra un crollo di quasi 30 punti dell’indice e per quelle del dettaglio tradizionale un altrettanto calo in picchiata di 25 punti. In particolare, per il comparto distributivo va segnalato come il rispettivo indice della grande distribuzione si muova, invece, verso l’alto e aumenti di oltre 5 punti evidenziando, come da tempo sottolinea Confesercenti, la situazione di crisi ormai cronicizzata delle piccole imprese. Crisi acuita, inoltre, dalla crescita esponenziale dell’online e dalla impossibilità di sfruttare l’occasione del Black Friday, con le chiusure di zone rosse e arancioni, che trasferisce vendite dalla rete fisica a quella virtuale come da noi denunciato con l’esposto all’Antitrust.

La debolezza dell’economia è tutt’altro che circoscritta al trimestre in corso: la probabilità che si estenderà anche ai primi mesi del 2021, con rischi evidentemente legati all’eventualità che si verifichi una terza ondata dell’epidemia, è ormai altissima. In uno scenario di questo tipo le famiglie non possono far altro che aumentare il tasso di risparmio, aspettando un superamento definitivo dell’epidemia prima di ritornare, se possibile, a una normalità di consumo. I ristori, in questo senso, potranno servire a tamponare falle temporanee, ma la situazione è arrivata ad un punto tale che il rilancio dovrà necessariamente passare da articolati e robusti ‘piani’ di settore, finalizzati alla modernizzazione ed al sostegno di queste imprese.

Confesercenti Campania lancia la pizza solidale: “500 pasti per i bisognosi, un gesto d’amore in un momento difficile”

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Il presidente Schiavo: “Un’iniziativa doverosa: le nostre attività sono in crisi ma non dimenticano gli ultimi”

Confesercenti Campania lancia la “Pizza Solidale”: domani, sabato 28 novembre, i pizzaioli e i ristoratori di Napoli consegneranno a pranzo 500 pizze alla Mensa della Caritas di Piazza del Carmine per donarle, insieme ad altrettante bevande, ai bisognosi.
Un’iniziativa organizzata da Confesercenti Campania, con il presidente Vincenzo Schiavo in testa, in collaborazione con il giornalista Lorenzo Crea e con Padre Francesco Sorrentino, parroco della Basilica santuario del Carmine Maggiore e anima della mensa.

Sarà un pranzo diverso, “solidale”, per tutti coloro che ne hanno bisogno. «E’ un modo per ribadire che i nostri esercenti – sottolinea Vincenzo Schiavo – hanno grande attenzione per il sociale, mai dimenticando i bisognosi. I nostri imprenditori non pensano solo al fatturato e, di questi tempi, ad ottenere quanto prima il “ristoro” dal Governo. Seguendo l’invito di Papa Francesco, che in questi giorni ha chiesto di prestare orecchio alle preghiere dei più poveri, hanno risposto presente e con entusiasmo, tendendo con amore la mano ai disagiati. Cinquecento “pizze solidali” che prepareranno, consegneranno e distribuiranno, insieme ad altrettante bevande, con un sincero slancio di sentimento, nonostante vivano un momento drammatico, con le attività chiuse, i debiti con il fisco e con le banche e con l’incertezza del futuro».

«Durante la pandemia – racconta Padre Francesco Sorrentino – più di 700 bisognosi venivano qui tutte le mattine per avere un piatto caldo. In quel periodo abbiamo mobilitato la macchina della solidarietà che non si è mai fermata»
Domani dunque il pranzo sarà diverso per tutti coloro che ne hanno bisogno.

Tante le aziende e le attività ristorative che hanno aderito, immediatamente e con entusiasmo, a questa iniziativa: dai Ristoranti “i Re di Napoli” e “San Carlo 17” al “Birrificio artigianale napoletano” è ancora “Amodio Latticini”, “Verdure Sol Frutta”, il “Mulino Piantoni” di Brescia alla “Salumeria di Turno” di Varcaturo e “l’Angolo del Caffè”.
Una grande catena umana e solidale che ha raccolto l’appello degli organizzatori per regalare agli “ultimi” un sabato più sereno.

Confesercenti Lombardia: “Si alla Lombardia arancione e a nuove misure di sostegno. No a restrizioni regionali o locali”

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Il Presidente Rebecchi: “A meno di un mese dal Natale, non possiamo che augurarci che le attività commerciali di ogni merceologia, in sede fissa e su area pubblica, possano quanto prima tornare a rivedere la loro clientela”

«A meno di un mese dal Natale, non possiamo che augurarci che le attività commerciali di ogni merceologia, in sede fissa e su area pubblica, possano quanto prima tornare a rivedere la loro clientela, grazie alla promozione della Lombardia da regione “rossa” ad “arancione”» dichiara il Presidente regionale di Confesercenti, Gianni Rebecchi.

Un importante segno di speranza per imprenditori colpiti come pochi altri dalla pandemia, e per cui “rialzare la serranda” «è anche un’esigenza psicologica», soggiunge Rebecchi, «benché le forti restrizioni comunque in vigore – a partire da quelle sugli spostamenti – non consentiranno certo una rapida ripresa per attività che hanno da sempre espresso il loro più alto valore aggiunto in quel “contatto umano” difficilmente replicabile per le consegne a domicilio, nonostante la capacità di reinventarsi di molti operatori».

Confidando che quanto prima si abbia conferma dell’agognato “cambio di colore”, il Presidente delle Confesercenti Lombarde richiama l’indefettibile ruolo delle istituzioni per scongiurare un’ondata di chiusure che renderebbe ancora più devastanti gli effetti del Covid-19: «ognuno deve fare la propria parte: lo Stato centrale erogando quanto prima risorse per garantire nuovi e tempestivi ristori alle attività in evidente crisi di liquidità; Regione e Comuni per favorire l’applicazione delle norme del DPCM senza introdurre restrizioni locali aggiuntive che aggraverebbero la crisi, peraltro interferendo col sistema di ristori nazionali che anche Confesercenti sta contribuendo a perfezionare».
«Resta in ogni caso fermo» conclude Rebecchi «l’auspicio di Confesercenti rispetto a un accordo tra Regione e Ministero della salute per l’inquadramento nella “zona gialla” di quelle aree della Lombardia che presentino situazioni epidemiologiche più rassicuranti».

“Fai un regalo a Km zero”: l’iniziativa della Confesercenti Abruzzo area Avezzano Marsica

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“Fai un regalo a km 0” è l’iniziativa per questo bizzarro Natale 2020… per tutti coloro che non hanno la voglia o la possibilità di dilungarsi negli acquisti natalizi abbiamo pensato di ideare questo progetto

Le attività che aderiranno potranno acquistare dei buoni regalo al costo di €15 per 12 buoni o di €25 per 24 pezzi.

Ogni buono sarà personalizzato con il logo dell’esercente aderente, che verrà peraltro fornito anche di una locandina esplicativa da esporre all’interno della propria attività commerciale intesa ovviamente come inerente tutti i settori produttivi (artigiani, commercianti, attività agricole…).

Il cliente potrà scegliere di donare questo buono caricandolo dell’importo che preferisce o inserendo il bene che vuole regalare (per esempio un trattamento estetico, una piega, una cassetta di frutta, ecc…).

Speriamo in questo modo che i cittadini marsicani si rivolgano ai loro negozi di fiducia e alle attività tutte presenti sul territorio, magari semplicemente prenotando per telefono il loro buono e mantenendo viva quindi l’economia marsicana.

Regolarmente sulla pagina di Confesercenti L’Aquila verrà inserito l’elenco delle attività commerciali aderenti al progetto, partirà inoltre una campagna pubblicitaria anche sui social e sulle testate giornalistiche locali.

Non si richiede alcun costo per aderire all’iniziativa se non il semplice acquisto dei buoni cartacei: per tal motivo ringraziamo di cuore Marina Marsicola, la grafica pubblicitaria che fa parte del direttivo di Confesercenti come referente della sua categoria, che ha messo a disposizione il suo tempo per la realizzazione e l’ideazione del progetto, insieme all’associazione.

Un grazie infine va al fotografo Giovanni Lore per averci dato disponibilità nell’utilizzo della bellissima immagine che troneggia sulla locandina.

Speriamo in qualche modo che l’iniziativa sia gradita è che diventi un modo per supportare le attività commerciali oggi tanto penalizzate dalla pandemia.

La fiepet Confesercenti E.R. lancia un appello al Governo in vista del prossimo Dpcm

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Apertura fino alle 22 per i pubblici esercizi per garantire maggiore sicurezza ed evitare la chiusura di molte attività

L’ipotesi che il prossimo Dpcm mantenga l’orario di chiusura dei pubblici esercizi alle 18, preoccupa enormemente la Fiepet-Confesercenti E.R. che, attraverso il suo presidente Massimo Zucchini, chiede al Governo di mandare un segnale di attenzione nei riguardi dei pubblici esercizi, già molto provati dalla crisi generata dalla pandemia e dalla riduzione degli orari di apertura di questi mesi.

“Chiediamo al Governo di prevedere l’apertura di bar e ristoranti almeno fino alle 22, – spiega Massimo Zucchini, come presumibilmente avverrà per i negozi, in modo da diluire la presenza delle persone in un tempo maggiore e consentire così la sopravvivenza di moltissime attività che altrimenti rischiano concretamente di chiudere i battenti. Sarebbe inoltre una scelta di buon senso soprattutto per quegli esercizi che per loro natura lavorano maggiormente la sera, turnando in tempi più ampi la presenza dei clienti.

Ribadiamo con forza che siamo i primi a voler tutelare la salute di chi lavora e dei nostri clienti, e finora abbiamo dimostrato grande senso di responsabilità; così come riteniamo sacrosanto che vi siano controlli serrati per scoprire chi viene meno alla sicurezza sanitaria prevista dai protocolli regionali. Ma riteniamo un’ingiustizia penalizzare quanti lavorano seriamente garantendo tutti gli standard per il contenimento della pandemia e che non si tenga conto del valore di queste attività per il tessuto sociale dei centri urbani.”

Fipac Confesercenti Bologna presenta il cortometraggio “Come pensare al futuro dopo il Covid?”

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Il cortometraggio, attraverso delle interviste, pone in evidenza ed intercetta i “bisogni sindacali” degli iscritti per offrirli come riflessione e punto di partenza per la futura attività sindacale

Questa è la domanda che FIPAC, federazione dei pensionati aderente alla Confesercenti Bologna, si è posta dopo l’ emergenza Covid, non appena è stato possibile riappropriarsi di “una sorta di normalità”.

Il Presidente FIPAC, Maurizio Galeotti, e la giunta hanno pensato di raccontare il sentire e l’esperienza vissuta in quei giorni dai pensionati, realizzando un cortometraggio “Come pensare al futuro dopo il Covid?” che, attraverso delle interviste, ponesse in evidenza ed intercettasse i “bisogni sindacali” degli iscritti ed offrirli come riflessione e punto di partenza per la futura attività sindacale.

Il cortometraggio, realizzato da Genoma Films con il contributo di Ce.S.Conf. 1 – Confesercenti Bologna, ci è parso un modo veloce, efficace e sincero per affermare l’attenzione che FIPAC ha nella tutela dei pensionati che rappresenta e che, evidentemente, sono stati una delle maggiori fragilità che la pandemia ha colpito, soprattutto sul piano della salute.

Nel video si esprimono timori, speranze e richieste, ma ciò che emerge con forza è la capacità di re-agire, a cui ognuno degli intervistati ha saputo attingere.

Noi riteniamo che questo “modo e capacità” siano un significativo patrimonio da comunicare.

Il video è scaricabile dal
https://www.youtube.com/watch?v=ChiyLeGhyLo&feature=youtu.be

Istat, balzo fatturato servizi: nel terzo trimestre + 26,7

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Nel terzo trimestre 2020 si stima che l’indice destagionalizzato del fatturato dei servizi aumenti del 26,7% rispetto al trimestre precedente, segnalando una netta ripresa con variazioni congiunturali positive in tutti i settori. Lo rileva l’Istat, sottolineando che l’indice generale grezzo registra una diminuzione, in termini tendenziali, del 6,9%.

La variazione congiunturale che segna l’incremento maggiore – spiega l’Istat – riguarda le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione con un balzo del 161,9%. Forti aumenti contraddistinguono anche le Attività professionali, scientifiche e tecniche (+27,4%), il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+26,0%), il Trasporto e magazzinaggio (+20,9%), le Agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+16,7%). L’aumento più contenuto riguarda i Servizi di informazione e comunicazione (+9,4%).

In termini tendenziali si registrano flessioni per le Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-25,2%), le Agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (-22,2%), il Trasporto e magazzinaggio (-17,2%), le Attività professionali, scientifiche e tecniche (-6,3%). Flessioni più contenute caratterizzano il Commercio all’ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (-0,8%) e i Servizi di informazione e comunicazione (-0,2%).

Confesercenti Modena, area del Frignano: “Forte preoccupazione per l’indotto della montagna”

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L’Associazione lancia il grido di allarme: “Se nei prossimi giorni non verranno allentate le restrizioni in vigore l’intero indotto subirà un contraccolpo da cui non riuscirà più a risollevarsi “Bisogna tutelare il sistema economico legato alla Montagna. Imprese, famiglie e lavoratori”

Una mancata stagione invernale sarebbe un danno incalcolabile e irreversibile all’economia della montagna” commentano in questo modo da Confesercenti Area del Frignano l’ipotesi che la stagione sciistica salti per via dell’emergenza sanitaria in corso.

“La salute viene prima di tutto, non c’è dubbio, ma con rigore e intelligenza può essere tutelata senza per questo spingere nel burrone un intero sistema economico. Perché una stagione senza sci sarebbe un vero suicidio economico. Occorre fare uno sforzo per aprire in massima sicurezza gli impianti per la stagione invernale, a salvaguardia dell’economia dei nostri territori”, proseguono dall’associazione nell’Area del Frignano.

“Quando si afferma “una stagione con o senza sci” non parliamo in modo leggero solo dello sciare e del divertimento per i tanti appassionati, stiamo parlando del lavoro di migliaia di operatori. Parliamo di commercio, di turismo (alberghi, ristoranti, bar, rifugi, B&B), parliamo degli addetti ai lavori degli impianti stessi, parliamo di centinaia di maestri di sci e professionisti legati al mondo della montagna, di centinaia di aziende di servizi che sostengono tutte le attività produttive e di tutte le imprese che operano in montagna nei vari settori. Il danno che deriverebbe da una mancata stagione invernale è incalcolabile, sia nell’immediato che nel lungo termine.

Nell’eventualità sarà davvero complicato da sanare, per migliaia di famiglie, lavoratori dipendenti e autonomi, professionisti e partite iva. Non dare il via alla stagione sciistica nel nostro Appennino significherebbe mettere a repentaglio un intero sistema economico che rischia di ritrovarsi sull’orlo di un precipizio dall’oggi al domani.

Troppo facile parlare di chiudere tutto appellandosi ai “ristori”, a beneficio di tutti quelli coinvolti. Pura demagogia. Chiunque abbia fatto impresa nella propria vita, qualsiasi lavoratore autonomo o professionista o operatore economico, sa benissimo che non esiste ristoro garantito sufficientemente “capiente” per compensare le perdite di breve, medio e lungo periodo che la possibile mancata stagione invernale porterebbe con se e che causerebbe a tutte le persone coinvolte”, aggiungono da Confesercenti Area del Frignano.

Il Natale in Appennino è un momento fondamentale per tutta l’economia locale. Il danno per tutta l’economia montana sarebbe devastante, molte imprese, in caso di mancata attività, saranno costrette a chiudere. I fondi in arrivo con il Decreto Ristori già oggi non saranno comunque dimensionati rispetto ai danni subiti dalle varie categorie, in particolare quelle del turismo, del commercio e della ristorazione. Il mondo che ruota intorno al turismo invernale è messo a durissima prova. A causa delle restrizioni e della pandemia Covid le cancellazioni sono tante dai turisti che avevano già prenotato e un intero settore è già in piena crisi.

Le attività della montagna hanno già subito gravissime perdite per via del Covid nella fase del lockdown e sono già state penalizzate più che a sufficienza.

“Se non riapriamo a breve le imprese del nostro Appennino saranno costrette a chiudere. Fare turismo e ricezione in sicurezza è possibile, anche in un periodo complesso come questo. Lasciateci lavorare”, concludono da Confesercenti Area del Frignano.