Vendita pane in Sicilia

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Anci Sicilia in pressing su Governo regionale “Necessario confronto su decreto 2018”

 

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http://confesercenti.telpress.it/news/2020/10/12//2020101202592914105.pdf?5287

 

Pane fresco e parzialmente cotto

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Fiesa Assopanificatori chiede al Ministro della salute interventi per il rispetto della normativa vigente

Con una nota al Ministro della Salute On. Roberto Speranza e al Segretario Generale Dr. Giuseppe Ruocco, il Presidente di Fiesa Assopanificatori Davide Trombini ha chiesto al Ministero interventi per il rispetto della normativa vigente in materia di vendita di pane fresco e pane parzialmente cotto.

Nella nota il Presidente Trombini ha richiamato una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 14712/2020) che ha ribadito il principio secondo cui pane fresco e pane ottenuto dal completamento della cottura di prodotto in precedenza cotto (surgelato o non surgelato) non sono analoghi, essendo  diverso il rispettivo processo produttivo; da ciò la Corte ha quindi fatto discendere un interesse del consumatore ad una corretta e completa informazione circa la tipologia del prodotto acquistato, alla luce della quale ha ritenuto lecito il trattamento diversificato previsto dal legislatore nazionale.

Trombini ha ricordato il combinato disposto dell’art. 14 della legge n. 580/67 e del D.P.R. n. 502/98, che prevede che il pane ottenuto mediante completamento di cottura da pane parzialmente cotto, surgelato o non surgelato, deve essere distribuito e messo in vendita in comparti separati dal pane fresco e in imballaggi preconfezionati riportanti, oltre alle indicazioni previste dalla normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, anche le seguenti indicazioni:

a) «ottenuto da pane parzialmente cotto surgelato» in caso di provenienza da prodotto surgelato;

b) «ottenuto da pane parzialmente cotto» in caso di provenienza da prodotto non surgelato né congelato.

Nella nota Fiesa Assopanificatori ricorda che in base a tali principi la Suprema Corte, nella richiamata sentenza ha quindi confermata la sanzionabilità della vendita di pane ottenuto dal completamento, previa cottura, di prodotto parzialmente cotto e surgelato, se messo in vendita senza rispettare le menzionate prescrizioni normative sull’etichettatura e confezionamento.

Il Presidente dei panificatori ha quindi rimarcato che la prassi della vendita di prodotti panari ottenuti tramite completamento della cottura di semilavorati precotti, surgelati o non surgelati, e non previamente preconfezionati risulta essere abbastanza diffusa a livello nazionale, talvolta anche in assenza della collocazione del prodotto in appositi comparti separati dal fresco.

Alla luce di quanto evidenziato il Presidente Trombini ha quindi chiesto al Ministero della Salute un autorevole intervento di indirizzo presso le Autorità di vigilanza sanitaria locale, affinché facciano rispettare le indicazioni di legge, come suffragate dalla sentenza della Suprema Corte, e sanzionino quei comportamenti che risultino ingannevoli e fuorvianti per i consumatori, nonché lesivi per le produzioni artigiane di pane fresco.

Un anno decisivo per la rete carburanti italiana

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ALLA RAZIONALIZZAZIONE ALL’ILLEGALITA’, AI CARBURANTI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE, PER FINIRE ALLA DEFINIZIONE DI NUOVE FORME CONTRATTUALI E AL RINNOVO DEGLI ACCORDI ECONOMICI.

Il 2020 passerà alla storia come un anno orribile. Anche per il settore della distribuzione carburanti italiana. Non solo per la pandemia che ha messo in ginocchio tutte le economie mondiali, ma per una serie di fattori che hanno contribuito ad alimentare il clima di incertezza e sofferenza.

In assenza di strategie comuni, che la filiera petrolifera non ha saputo o voluto affrontare, la situazione non può che peggiorare rapidamente.

Oggi però registriamo, almeno in questa fase storica, che la convinzione prevalente nella parte più strutturata della filiera petrolifera, almeno a parole, è quella di intervenire in modo radicale e ripristinare la legalità, per consentire al settore, e a chi ci investe, di poter esprimere le proprie capacità imprenditoriali nel rispetto delle leggi dello stato, della qualità dei carburanti, alla vigilia di un cambiamento epocale in fatto di transizione energetica. Per avere una rete moderna ed efficiente che garantisca qualità e servizi ai consumatori.

Su questi temi, come è noto, i gestori e le loro rappresentanze non si sono mai tirati indietro. Anzi, a più riprese hanno denunciato nel corso degli anni la mancata razionalizzazione e chiusura degli impianti;  mai si sono tirati indietro quando è stato affrontato il tema della lotta all’illegalità, pagando direttamente gli interventi normativi che dovrebbero debellare il fenomeno: dalla fatturazione elettronica, alla digitalizzazione dei movimenti e flussi economici, alla memorizzazione e  trasmissione dei corrispettivi, all’e-das, ai pagamenti on line: tutte innovazioni che hanno portato aggravi di costi e aumenti esponenziali delle commissioni bancarie.

Le Federazioni dei gestori sono come sempre pronte al confronto per affrontare con decisione e fermezza tutti questi aspetti; ma è altrettanto urgente affrontare anche tutti gli altri nodi irrisolti: dagli adeguamenti dei margini alle nuove forme contrattuali , alla lotta all’illegalità gestionale che costringe i gestori a forme di schiavitù tipiche del caporalato, al rinnovo degli accordi con tutti i titolari di autorizzazione.

In questo quadro già a fine luglio sono iniziati i primi contatti con le maggiori compagnie petrolifere ed alcuni retisti per affrontare una nuova stagione piena di incognite per dare sostenibilità alle imprese di gestione.

Con Italiana Petroli, Eurogarages, Q8  ed Eni, con le quali avevamo condiviso accordi straordinari per gestire la fase più delicata della pandemia, la trattativa è già iniziata. Abbiamo già calendarizzato alcune date per entrare nel vivo delle intese.

L‘auspicio è che tutti facciano la propria parte riuscendo ancora una volta a superare un momento di grande difficoltà.

Questa volta la posta in gioco è ancora più impegnativa: in ballo c’è il futuro della rete dei prossimi anni. Ma occorre essere chiari: se i gestori rischiano di essere i primi a saltare, a seguirli ci saranno gli operatori più strutturati e successivamente tutta la filiera sana. Lasciando indisturbati e padroni del mercato chi nell’illegalità ha trovato spazio e profitto.

 

Negozi di vicinato alimentare nell’emergenza Covid

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Raffaele Viggiani, Presidente Fiesa Toscana: esercenti lasciati da soli in trincea, la Regione valorizzi la nostra presenza

I piccoli negozi di vicinato del settore alimentare in particolare, ormai da diversi anni stanno scomparendo dal tessuto commerciale delle nostre città e dei nostri territori in generale.

Da una parte l’espansione della grande distribuzione e dall’altra una tassazione esagerata unita ad adempimenti sempre più costosi e complessi oltre ad una evoluzione del mercato, hanno praticamente azzerato un comparto che rappresentava la tradizione delle nostre città e dei piccoli borghi, la peculiarità dei nostri territori, un servizio fondamentale per le fasce più deboli della popolazione.

Paradossalmente nel momento di maggiore difficoltà del nostro paese, quando tutto il sistema distributivo della grande distribuzione ha mostrato i propri limiti strutturali dovuti all’impossibilità di movimento della popolazione ed alle problematiche relative agli assembramenti, quello che è rimasto della rete dei piccoli alimentari ha garantito un servizio fondamentale per la popolazione, soprattutto gli anziani.

Si è riscoperta l’importanza della “bottega” sotto casa, del servizio a domicilio, del supporto anche umano, che in quei mesi terribili ha sicuramente fatto la differenza. In quei mesi, marzo aprile e maggio 2020, i nostri negozi hanno garantito un servizio insostituibile alla popolazione, facendosi carico da soli di garantire la sicurezza, dotandosi dei DPI, all’epoca quasi introvabili, autodisciplinandosi con l’Associazione per dotarsi di protocolli di sicurezza e di distanziamento.

Ma ora che, come tutti ci auguriamo, si ritorna ad una sorta di “normalità” non possiamo dimenticare quanto accaduto e a  quello che hanno fatto i piccoli esercenti alimentari e tutti gli imprenditori chiamati a garantire il servizio di rifornimento dei beni essenziali, insieme ai medici, alle associazioni di volontariato e ad altri settori essenziali per garantire servizi fondamentali in quei drammatici giorni, contribuendo a mantenere la tenuta sociale del nostro paese.

Per troppi anni si è teorizzato che il settore alimentare avesse esclusivamente nella grande distribuzione la sua naturale espressione, a fronte dell’obsoleta e fuori mercato rete dei piccoli alimentaristi.

Il lockdown nella sua drammaticità ha sovvertito “verità” che sembravano assolute, dando ragione a chi come noi ha sempre difeso e sostenuto la rete dei negozi di vicinato, soprattutto in un paese plurale e diversificato, dominato dalle piccole e piccolissime imprese produttive.

Dopo che tutti hanno riconosciuto il ruolo fondamentale svolto dal settore occorre adesso essere conseguenti e mettere in campo tutte quelle azioni che possano concorrere alla tutela ed allo sviluppo dei piccoli negozi di alimentari, anche per promuovere e tutelare un comparto che da sempre caratterizza la nostra Toscana e rappresenta una grande attrazione anche per i turisti che trovano nelle nostre vetrine le produzioni di nicchia e di qualità del nostro artigianato alimentare.

E’ facile capire come questa doppia valenza della rete distributiva sia in termine di servizio che di promozione territoriale ne faccia uno spaccato strategico sul quale intervenire attraverso azioni mirate a sostenere oltre che la filiera della produzione, come da sempre avviene, anche quella del venditore finale, che invece ad oggi è vessato in modo insostenibile.

La desertificazione dei servizi nelle città metropolitane, nei piccoli borghi, fuori dai grandi flussi turistici assume dimensioni sempre più alte, snatura il nostro territorio e lo dequalifica rendendolo meno appetibile e socialmente difficile da vivere.

Ci aspettiamo e chiediamo azioni concrete, sostegno economico ed incentivi alle attività, semplificazione e supporto come avviene per esempio per l’agricoltura, non possiamo permetterci che una parte della nostra storia e del tessuto sociale della Toscana vada perso per sempre.

Tutto ciò non significa assistenzialismo, le nostre imprese alimentari hanno dimostrato di essere in grado di saper stare sul mercato con le proprie forze, ma vogliamo che le regole del gioco siano le stesse per tutti e che finalmente sia chiaro che il modello di sviluppo legato unicamente al mercato senza nessun tipo di governo probabilmente non è risultato corretto.

Auspichiamo che queste nostre istanze possano essere raccolte e fin da ora dalle forze politiche che si candidano alla guida della Regione, e come sempre, siamo pronti a confrontarci nell’interesse del territorio e dei piccoli negozi di alimentari che siamo orgogliosi di rappresentare.

Il Presidente Regionale Toscana

FIESA Confesercenti

Raffaele Viggiani

CCNL Assopanificatori

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Ripreso il negoziato per il rinnovo del CCNL fra Fiesa Assopanificatori e Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil

Si è svolto nei giorni scorsi l’incontro tra Fiesa Assopanificatori e Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil per la ripresa del negoziato per il rinnovo del CCNL della panificazione.
L’incontro, sollecitato dai Sindacati per il rinnovo del CCNL scaduto, è stato cordiale e costruttivo.
La scelta di Assopanificatori, presentata dal Presidente Davide Trombini, di procedere sin da subito al confronto è stata presa per illustrare al Sindacato lo stato della situazione della panificazione italiana durante il primo semestre del 2020, per rendere note dunque le difficoltà delle aziende in questo difficilissimo 2020.

Nell’incontro con i Sindacati la delegazione Fiesa Assopanificatori ha ricordato come nei mesi della pandemia non abbia mai smesso, in sintonia con la Confederazione, di denunciare la prolungata crisi economica derivata dalla chiusura delle attività, evidenziando che anche quelle “sostanzialmente” costrette a rimanere aperte avevano subito gli effetti del fermo totale del paese e del concreto confinamento domestico della popolazione. La delegazione ha ricordato al Sindacato che è stato così per molte attività che hanno dovuto sommare al calo, totale o parziale, delle vendite i notevoli ed incomprimibili costi di gestione delle attività tenute forzosamente aperte.

Anche le attività della panificazione artigianale hanno risentito di notevoli contrazioni, avendo fatto registrare perdite di fatturato tra il 30 e il 40%, dovuto anche alla chiusura di importanti segmenti di mercato delle aziende di riferimento, come l’intero comparto horeca.
I Sindacati si sono detti consapevoli delle difficoltà ed hanno ricordato che il CCNL è scaduto da un anno e mezzo ed occorre avviare un percorso di rinnovo che dia certezza ai lavoratori.
Fiesa Assopanificatori, ricordando che i lavoratori sono una risorsa irrinunciabile delle aziende, ha sottolineato che queste hanno garantito il corretto svolgimento delle attività e la regolare corresponsione degli stipendi, pur tra molte difficoltà.

Nell’ambito di questo quadro, che permane assai critico ed incerto, l’Associazione ha illustrato le proprie priorità che sono quelle di liberare le risorse accantonate sulla bilateralità velocemente per dare sostegno a lavoratori ed imprese per misure emergenza Covid 19, così come si è fatto in altri settori, e per affermare la necessità che Fonsap assicuri le prestazioni a tutte le imprese e lavoratori, per tutto il periodo di cassa integrazione, anche in assenza di versamenti.
Sulla base del confronto avviato, in cui è stato chiesto al Sindacato di farsi parte attiva di soluzioni positive per il comparto, sono stati fissati per i primi di settembre altri appuntamenti di lavoro per condividere misure e proposte di sostegno al settore, anche tramite la bilateralità che si auspica possa svolgere un ruolo sempre più coeso ed incisivo.
Fiesa Assopanificatori Confesercenti si è impegnata a trovare soluzioni adeguate al settore, in un contesto sempre caratterizzato da una forte contrazione dei livelli produttivi, basti pensare alla caduta del consumo pro capite annuo di pane, e da una prospettiva di ripresa che continua a presentare i segni dell’incertezza. In questa difficile situazione per il comparto, Fiesa Assopanificatori auspica di mantenere inalterati i livelli occupazionali e ritiene che solo con il confronto responsabile con la rappresentanza dei lavoratori e, dunque, con la piena partecipazione degli stessi, sia possibile avviare una nuova fase che sia in grado di tutelare sia le imprese che i lavoratori, perché il rinnovo possa essere portatore di benefici evidenti non solo per i dipendenti ma anche per i datori di lavoro, con risorse da destinare ad azioni di sostegno alla “Panificazione 4.0”.

Ripartito il confronto con Italiana Petroli Q8 ed Eni: negoziati a rilento e posizioni interlocutorie.

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Come anticipato il 15 luglio scorso su questo sito, è ripartito il confronto con le compagnie per il rinnovo degli accordi economici.

Faib aveva già manifestato le proprie fondate preoccupazioni sia sulla tempistica scelta per il riavvio dei tavoli, a ridosso delle ferie estive e dunque per rinviare tutto a settembre, sia per le modalità che sembrano ripercorrere quelle tradizionali tutte basate sulle pretese degli obiettivi irraggiungibili e dei traguardi sulle vendite, all’interno di un rapporto contrattuale sempre più squilibrato.

Il confronto partito con Q8 ha portato alla condivisione, in via di formalizzazione, dell’Accodo emergenziale per quanto riguarda la questione delle locazioni congelate e alla ripresa del confronto sul rinnovo dell’Accordo per la rete ordinaria alla luce delle dinamiche registrate con la crisi da Coronavirus, con la nuova curva dei consumi che difficilmente potrà retrocedere ai livelli anti covid-19. Nell’ambito di questa nuova situazione di mercato le parti si sono impegnate a rivedersi ai primi di settembre per riprendere il confronto e delineare risposte, allo stato da definire, in grado di riportare marginalità alle gestioni in grande sofferenza. La compagnia si è riservata di valutare, in ragione della vigenza della crisi, ulteriori misure a sostegno, in attesa di definire un nuovo accordo per i gestori a marchio.

Con Eni, le Federazioni hanno svolto un incontro positivo e costruttivo ma allo stato interlocutorio, avendo condiviso temi di interesse generale sulla ristrutturazione, sul contrasto all’illegalità e al dumping contrattuale, sulla necessità di una nuova iniziativa politica verso il settore sulla scia della Risoluzione De Toma. Le Federazioni hanno apprezzato le proposte di innovazione e di servizi presentati per l’ammodernamento della rete a marchio, ma hanno anche rappresentato lo stato di difficoltà dei gestori e la necessità di maggiori risorse per le gestioni, soprattutto in una fase di erogati calanti e di nuovi impegnativi compiti per i gestori cui debbono necessariamente corrispondere elementi fortemente motivazionali. Sono stati rappresentati l’esigenza di un riequilibrio contrattuale tra le parti, la necessità di una maggiore autonomia imprenditoriale sulle attività collaterali e l’urgenza di definire un Accordo che sappia coniugare le esigenze dei gestori e le strategie aziendali, che debbono essere accompagnati da interventi attesi e capaci di favorire il confronto in termini di reciproca affidabilità. Faib in questo contesto pur apprezzando la volontà dell’Azienda a definire in tempi brevi un accordo fortemente innovativo ha chiesto una proroga dell’accordo emergenziale prevedendo un ristorno della marginalità servita, in abbinamento con una anticipazione economica sulla futura trattativa che non può essere legata solo alle attività collaterali. Su questi temi il tavolo sarà chiamato a pronunciarsi alla ripresa della trattativa.

Più complesso il confronto con IP, giunto ad una fase avanzata di negoziato ma ancora non definito in alcuni passaggi fondamentali. Sebbene le ipotesi di bozze di Accordo siano da tempo sui tavoli delle parti, rimangono nodi essenziali come la centralità del gestore e la sua autonomia, i valori economici da concordare, le modalità di accesso alle importanti innovazioni che l’Accordo potrebbe contenere sul margine unico, la questione del pricing con le declinazioni molto sensibili che si sono registrate sulla rete. Questioni certamente non insormontabili che, dopo lunghe trattative, stanno arrivando ad un confronto serrato, ma tuttavia ancora da definire. Pesa la fatica dell’unificazione dei marchi, le difficoltà di omogeneizzazione dei sistemi gestionali, tutte questioni che al tavolo di confronto hanno rallentato il processo di condivisione. L’incontro ultimo ha segnato una nuova definizione dei punti da sciogliere nella bozza di lavoro alla ripresa dei negoziati a settembre, dove ci sarà ancora da chiarire diversi punti prima di arrivare a condividere principi e aspetti economici.
Si tratta di rinvii che non aiutano le imprese di gestione, che Faib aveva già paventato criticando i tempi di co vocazione dei tavoli.

Arriveremo all’appuntamento dei tavoli contrattuali con una situazione ancora più critica sulla rete, con gestioni sempre più in difficoltà, soprattutto sempre più esposte finanziariamente. In un clima che non aiuterà il confronto a cui il settore complessivamente è chiamato.

Petrolifera Adriatica scappa dal giudice naturale. Esultanza fuori luogo e fuori dal merito: la legge è uguale a Roma e a Brescia.

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